Cassazione Penale, Ordinanza n. 21726/2026 del 12/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato aveva definito il procedimento con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi degli artt. 444 ss. c.p.p., in relazione a un reato in materia di stupefacenti e a un reato in materia di immigrazione. Con il ricorso per cassazione deduceva il mancato proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p., sostenendo in sostanza che il giudice avrebbe dovuto rilevare cause di proscioglimento evidenti nonostante il patteggiamento.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, avverso la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, il ricorso per cassazione sia consentito solo per i motivi tassativamente indicati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. (espressione della volontà dell'imputato, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, erronea qualificazione giuridica del fatto, illegalità della pena o della misura di sicurezza). Poiché il motivo dedotto verteva sul mancato proscioglimento ex art. 129 c.p.p. ed era estraneo a tali categorie, il ricorso è stato dichiarato inammissibile senza formalità, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 444 c.p.p.
richiama la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento).
art. 448, comma 2-bis, c.p.p.
stabilisce i soli motivi per cui imputato e pubblico ministero possono ricorrere per cassazione contro la sentenza di patteggiamento; il motivo sul mancato proscioglimento ex art. 129 c.p.p. è estraneo al catalogo tassativo.
art. 129 c.p.p.
invocato dal ricorrente per sostenere il mancato proscioglimento; la sua deduzione non è però proponibile nel ricorso contro il patteggiamento, salvo i limiti dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.
art. 610, comma 5-bis, c.p.p.
consente la declaratoria di inammissibilità del ricorso senza formalità.
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
norma incriminatrice relativa al reato in materia di stupefacenti oggetto del patteggiamento.
art. 13 d.lgs. 1998, n. 286
norma incriminatrice in materia di immigrazione oggetto del patteggiamento.
Massime di principio
- Contro la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti il ricorso per cassazione è ammesso solo nei casi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.; ogni motivo diverso è inammissibile.
- Il vizio consistente nel mancato proscioglimento ex art. 129 c.p.p. non è deducibile in cassazione avverso il patteggiamento, salvo che si innesti in uno dei motivi tipizzati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.
- L'inammissibilità del ricorso contro il patteggiamento può essere dichiarata senza formalità ai sensi dell'art. 610, comma 5-bis, c.p.p., con le conseguenti statuizioni sulle spese e sulla sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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