Cassazione Penale, Ordinanza n. 23543/2026 del 25/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'inammissibilità dell'appello già pronunciata dalla Corte territoriale. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha impugnato per cassazione la sentenza della Corte di appello che aveva dichiarato inammissibile il suo gravame avverso la condanna di primo grado per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Nel ricorso è stato proposto un unico motivo, ma la Corte di cassazione lo ha ritenuto intrinsecamente generico: mancava una puntuale enunciazione delle ragioni di diritto poste a fondamento dell'impugnazione e mancavano congrui riferimenti alla motivazione della decisione impugnata.
Norme richiamate
art. 591 c.p.p.
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile per genericità intrinseca del motivo, cioè per difetto di specificità dell'impugnazione.
art. 616 c.p.p.
In conseguenza dell'inammissibilità, è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione deve contenere motivi specifici e argomentati, con indicazione puntuale delle ragioni di diritto e dei passaggi della motivazione censurati; in difetto, è inammissibile.
- La genericità del motivo, quando non consente di comprendere la critica rivolta alla decisione impugnata, determina l'inammissibilità del ricorso senza esame del merito.
- L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, nei casi previsti, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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