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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11346/2022 del 29/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha dichiarato inammissibile l'istanza di ricusazione proposta dall'indagato nei confronti del giudice relatore Patroni Griffi. I difensori contestavano la decisione per violazione delle norme sulla ricusazione (artt. 37 e ss., art. 41, comma 3, e art. 127 c.p.p.), sostenendo che l'istanza non fosse manifestamente infondata e che, quindi, non dovesse essere decisa de plano ma dovesse essere fissata udienza ai sensi dell'art. 127 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la richiesta di ricusazione riguardasse un componente del collegio del riesame per un'ipotesi di incompatibilità non prevista dall'art. 34 c.p.p.; tale carenza di presupposti rendeva l'istanza manifestamente infondata e legittimava la decisione con procedura de plano senza udienza. Per l'inammissibilità del ricorso il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 34 c.p.p.

    Definisce le cause di incompatibilità e i presupposti per la ricusazione; la Corte ha ritenuto che l'ipotesi prospettata dal ricorrente non rientrasse nell'elenco previsto dall'art. 34, motivando l'inammissibilità dell'istanza per carenza di presupposti.

  • artt. 37 e seguenti c.p.p.

    Norme sul procedimento di ricusazione; richiamate dal ricorrente come base normativa della richiesta, ma la Cassazione ha ritenuto che, non ricorrendo le ipotesi previste dall'art. 34, l'istanza fosse manifestamente infondata.

  • art. 41, comma 3 c.p.p.

    Norma richiamata dal ricorrente rispetto ai limiti o modalità della ricusazione; la Corte non ha ritenuto applicabile la tesi del ricorrente alla fattispecie oggetto della decisione impugnata.

  • art. 127 c.p.p.

    Prevede la possibilità di fissare udienza per la discussione dell'istanza di ricusazione; la Corte ha ritenuto però che, dato il carattere manifestamente infondato dell'istanza per carenza di presupposti normativi, la decisione potesse essere adottata de plano senza udienza.

  • art. 616 c.p.p.

    Consente la condanna alle ammende nei casi di ricorsi manifestamente infondati o capo di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; applicata per irrogare la sanzione di euro 3000 a carico del ricorrente.

Massime di principio

  • Le istanze di ricusazione devono fondarsi su cause di incompatibilità espressamente previste dalla legge (art. 34 c.p.p.); se la situazione prospettata non rientra tra quelle previste, l'istanza può essere dichiarata manifestamente infondata.
  • Se l'istanza di ricusazione è manifestamente infondata per carenza di presupposti normativi, il giudice può decidere con procedura de plano senza fissare udienza ai sensi dell'art. 127 c.p.p.
  • Presentare istanze di ricusazione basate su ipotesi non previste dalla normativa comporta il rischio di inammissibilità e di sanzioni economiche ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; i difensori devono verificare attentamente la compatibilità formale e sostanziale dei motivi prima della proposizione.
  • La giurisprudenza consolidata può essere decisiva nel valutare la fondatezza dell'istanza: occorre riferirsi a precedenti rilevanti per sostenere che una situazione di incompatibilità sia effettivamente riconosciuta dall'ordinamento.

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