Sentenza n. 1034/2026 - Lecce, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione del giudicato relativo all’accredito di complessivi 2.500 euro sulla carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2019/2020-2023/2024
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso per ottemperanza deducendo l’inadempimento del Ministero dell’Istruzione e del Merito rispetto alla sentenza del Tribunale di Taranto n. 806 del 26 marzo 2024, come confermata dalla sentenza della Corte d’Appello di Lecce, Sezione lavoro, n. 583 del 23 ottobre 2024, passata in giudicato e notificata all’amministrazione il 30 ottobre 2024. Il giudicato imponeva l’accredito di 500 euro per ciascuno degli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024, per un totale di 2.500 euro. Il ricorrente ha chiesto anche, in caso di persistente inadempimento, la nomina di un commissario ad acta e la fissazione di una somma dovuta per ogni ulteriore violazione, inosservanza o ritardo ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. Nel corso del giudizio l’amministrazione ha documentato l’attivazione del beneficio e il difensore del ricorrente ha dichiarato che la pretesa era stata integralmente soddisfatta, chiedendo la cessazione della materia del contendere.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per cessazione della materia del contendere. Ha rilevato che, nelle more del giudizio, la pretesa creditoria azionata era stata integralmente soddisfatta mediante l’attivazione del bonus sulla carta elettronica del docente, come espressamente riconosciuto dalla parte ricorrente. Non residuando alcuna utilità concreta derivante dalla prosecuzione del giudizio di ottemperanza, non occorreva procedere alla nomina del commissario ad acta né alla fissazione della penalità di mora. La decisione è stata adottata ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., secondo cui, quando nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulta pienamente soddisfatta, il giudice dichiara la cessazione della materia del contendere. Le spese sono state integralmente compensate tra le parti.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
qualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta, il giudice dichiara la cessazione della materia del contendere
La piena e irretrattabile soddisfazione della pretesa azionata nel corso del giudizio determina la cessazione della materia del contendere e l’improcedibilità del ricorso, quando non residui alcuna utilità concreta per la parte dalla decisione di merito.
art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a.
La richiesta di fissazione di una somma per ogni violazione, inosservanza o ritardo nell’esecuzione del giudicato non viene esaminata nel merito poiché la pretesa principale è stata integralmente soddisfatta.
Massime di principio
- La piena soddisfazione, nel corso del giudizio di ottemperanza, della pretesa riconosciuta dal giudicato determina la cessazione della materia del contendere e l’improcedibilità del ricorso, purché la soddisfazione sia integrale, piena e irretrattabile.
- La cessazione della materia del contendere presuppone che la situazione sopravvenuta elimini ogni concreta utilità residua della pronuncia richiesta dal ricorrente.
- Quando l’amministrazione adempie integralmente al giudicato nelle more del giudizio, non vi è ragione di procedere alla nomina di un commissario ad acta o alla fissazione di una penalità di mora per l’ulteriore esecuzione.
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