Cassazione Penale, Sentenza n. 3092/2024 del 24/01/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I quattro imputati impugnavano la sentenza d'appello che li aveva condannati per estorsione consumata (riqualificando il reato dal tentativo alla consumazione), nonché per reati complementari nella posizione di alcuni di essi. Le censure riguardavano, tra l'altro: l'ammissibilità dell'appello del Pubblico Ministero ai sensi dell'art. 443, comma 3, c.p.p.; la corretta qualificazione giuridica del fatto (sostenendo l'assenza di idoneità della minaccia e quindi la sussistenza del solo tentativo); l'erronea identificazione della voce telefonica e il travisamento della prova in relazione alle perizie foniche; l'utilizzabilità tardiva dell'elaborato del consulente del PM; l'errata applicazione della recidiva e la ingiustificata negazione delle attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha in gran parte rigettato i ricorsi, confermando la decisione di merito sulla qualificazione del fatto come estorsione consumata (la consegna di una banconota autentica è stata ritenuta idonea a integrare la consumazione), ha ritenuto ammissibile l'appello del Pubblico Ministero valorizzando l'autonomia della figura del delitto tentato rispetto al consumato e un'interpretazione estensiva della nozione di "titolo del reato" ai fini dell'art. 443, comma 3, c.p.p. Ha altresì ritenuto corretta la valutazione sulla recidiva. Tuttavia la Corte ha accolto il motivo relativo al diniego delle attenuanti generiche: ha ritenuto che la Corte territoriale non abbia adeguatamente considerato la rilevanza della entità effettivamente estorta (una sola banconota da 50 euro, contrapposta alla pretesa originaria di 50.000 euro) e che il diniego delle attenuanti fosse motivato con argomenti non condivisibili. Per tale motivo la Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Bari esclusivamente sul punto del riconoscimento delle attenuanti generiche (effetto estensivo anche sugli altri ricorrenti) e ha disposto che la nuova decisione sia adeguatamente motivata.
Norme richiamate
art. 443, comma 3, cod. proc. pen.
proporre appello contro le sentenze di condanna, salvo che si tratti di sentenza che modifica il titolo del reato
La Corte interpreta la nozione di "modifica del titolo del reato" in senso più ampio rispetto al solo cambiamento del nomen iuris: rientra anche la riqualificazione fra tentativo e consumazione, data l'autonomia del delitto tentato
art. 56 cod. pen.
Riconosce l'autonomia della fattispecie del delitto tentato rispetto al delitto consumato, con conseguenze sulla possibilità di impugnazione/riqualificazione
art. 629 cod. pen. (estorsione)
Confermata la definizione di estorsione consumata quando la cosa richiesta viene effettivamente consegnata dalla vittima, anche se la consegna avviene sotto controllo di forze di polizia
art. 99 cod. pen.
Richiamato in relazione alla disciplina della recidiva e alla sua valutazione concreta da parte del giudice di merito
art. 62-bis cod. pen.
Richiesto ai fini della valutazione della gravità del reato e dell'incidenza dell'entità del danno sul riconoscimento delle attenuanti generiche
art. 593 cod. proc. pen.
Principio generale della appellabilità delle decisioni, richiamato per spiegare che l'eccezione di inappellabilità del PM è norma derogatoria che va interpretata restrittivamente
art. 117 cod. pen.
Richiamato nella distinzione tra significato letterale di 'titolo' e accezione più ampia assunta in tema di appellabilità
artt. 178, 230, 430 cod. proc. pen.
Norme processuali citate dalle difese in ordine alla utilizzabilità e al contraddittorio rispetto agli elaborati peritali; la Corte ritiene non sussistente interesse o pregiudizio tale da inficiare il giudizio complessivo
Massime di principio
- L'appello del Pubblico Ministero contro sentenze emesse in abbreviazione è ammissibile quando la sentenza modifica 'il titolo del reato' anche in senso sostanziale: la riqualificazione da tentativo a consumazione può rientrare in tale nozione, alla luce dell'autonomia del delitto tentato
- In materia di estorsione la consumazione si verifica quando la vittima cede l'oggetto della pretesa: la circostanza che la consegna avvenga sotto vigilanza delle forze dell'ordine non esclude di per sé la consumazione
- L'idoneità della minaccia si valuta ex ante (al momento della minaccia): la reazione successiva della vittima non è decisiva per escludere la efficacia intimidatoria
- La sussistenza della recidiva va valutata concretamente dal giudice di merito secondo i parametri indicati dalla giurisprudenza di legittimità (tipologia e gravità dei precedenti, omogeneità, distanza temporale, ecc.) e può legittimamente portare all'aggravamento anche se non era stata prima dichiarata formalmente la delinquenza abituale
- I profili di possibile travisamento della prova legati a perizie foniche o a identificazioni vocali richiedono una deduzione specifica e dimostrabile: in presenza di prova complessiva alternativa e motivazione non contraddittoria, l'incertezza di un elemento probatorio non comporta automaticamente l'annullamento
- L'utilizzo tardivo di elaborati peritali o la mancata instaurazione di un contraddittorio tecnico può essere contestato, ma l'interesse a che il vizio sia ritenuto idoneo a inficiare la sentenza richiede dimostrare il concreto pregiudizio per la difesa
- Il diniego delle attenuanti generiche deve essere motivato tenendo conto della gravità effettiva del fatto: la valutazione deve considerare elementi come l'entità reale del danno effettivamente conseguente al reato e non limitarsi a ragioni procedurali o ad argomentazioni non pertinenti
- La Corte di legittimità non sostituisce il giudizio di merito sulla valutazione delle prove, ma verifica la logicità e la coerenza della motivazione e può intervenire solo in presenza di macroscopiche discrepanze o di vizi di motivazione
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