Sentenza n. 13865/2026 - Roma, Sezione 3T
per l’ottemperanza della sentenza n. 9169/2024 - RG n. 7954/2024, pubblicata in data 01/10/2024, emessa dal Tribunale di Roma, Prima Sezione lavoro
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Roma, Sezione lavoro, n. 9169/2024, relativa all’attribuzione della Carta Docente per gli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022
Esito
Favorevole al ricorrente (docenti)
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno chiesto l’ottemperanza alla sentenza passata in giudicato con cui il Tribunale di Roma aveva condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito ad attribuire la Carta Docente per gli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022, secondo il sistema proprio del beneficio e per il valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione. Hanno dedotto l’inadempimento dell’Amministrazione. Il Ministero si è costituito con atto di stile, senza fornire chiarimenti o indicazioni sull’avvenuta o corretta esecuzione del giudicato. È stata inoltre proposta domanda di condanna al pagamento di una penalità di mora.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso per ottemperanza. Ha ritenuto che, a fronte dell’allegato inadempimento, l’Amministrazione non avesse assolto il proprio onere di fornire chiarimenti sull’esecuzione della sentenza. Il diritto riconosciuto dal giudicato e i relativi presupposti non sono stati ritenuti sindacabili nel giudizio di ottemperanza. Il Ministero è stato quindi condannato a dare esecuzione alla sentenza entro 60 giorni dalla notificazione o comunicazione della decisione. Per l’eventuale ulteriore inerzia, il TAR ha nominato quale Commissario ad acta il direttore generale competente del Ministero, con facoltà di delega e senza compenso, assegnandogli 60 giorni decorrenti dalla scadenza del termine concesso all’Amministrazione e previa richiesta dei ricorrenti. È stata respinta la domanda di penalità di mora, poiché la nomina preventiva del Commissario ad acta è stata considerata ragione esimente rispetto alla discrezionale applicazione dell’astreinte. Il Ministero è stato condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 800 oltre accessori, con distrazione in favore del difensore antistatario.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Il giudizio di ottemperanza consente al giudice amministrativo di ordinare all’Amministrazione l’esecuzione del giudicato e di nominare un Commissario ad acta in caso di persistente inadempimento.
art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a.
La condanna al pagamento di una penalità di mora è oggetto di valutazione discrezionale del giudice dell’ottemperanza; la nomina del Commissario ad acta per l’eventuale inerzia è stata ritenuta, nel caso concreto, una ragione esimente ostativa all’astreinte.
art. 22, comma 36, l. 724/1994
È richiamato dal giudicato da eseguire quale fondamento del riconoscimento di interessi o rivalutazione dalla data in cui sorgeva il diritto all’accredito del beneficio.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza il giudice deve dare esecuzione al contenuto vincolante del giudicato, senza riesaminare i presupposti sostanziali del diritto definitivamente riconosciuto dalla sentenza da eseguire.
- Quando il privato allega l’inadempimento del giudicato e l’Amministrazione, costituitasi, non fornisce chiarimenti o indicazioni sull’avvenuta esecuzione, il giudice può ordinare l’adempimento dell’obbligo conformativo posto dal titolo giudiziale.
- Il giudice dell’ottemperanza può fissare un termine per l’esecuzione e nominare preventivamente un Commissario ad acta, destinato a intervenire, su richiesta dell’interessato, in caso di persistente inerzia dell’Amministrazione.
- La condanna a una penalità di mora ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. è discrezionale e può essere esclusa quando la nomina del Commissario ad acta costituisce, nel caso concreto, una misura adeguata e una ragione esimente rispetto all’astreinte.
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