Sentenza del 10/04/2019 n. 469 - Comm. Trib. Reg. per la Liguria
ACCERTAMENTO - Indagini bancarie - Onere della prova - Spettanza - Fattispecie
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La contribuente ha impugnato la sentenza della CTP di Savona, contestando l'accertamento fondato sulle indagini bancarie relative ai versamenti effettuati sui conti propri e del coniuge, collaboratore dell'impresa familiare. Ha sostenuto che i versamenti provenissero dagli incassi già dichiarati dell'attività di ristorazione, che l'Ufficio avesse erroneamente confuso il reddito lordo dell'impresa con la quota di reddito spettante alla titolare, che fosse stata ignorata la disponibilità del fondo cassa e che il cosiddetto tovagliometro, gli sfridi, la congruità agli studi di settore e la sproporzione tra reddito dichiarato e accertato rendessero illegittima la pretesa.
La decisione
La Commissione tributaria regionale ha rigettato l'appello e confermato la sentenza di primo grado. Ha ritenuto legittimo l'accertamento bancario ai sensi dell'art. 32 del DPR 600/1973, rilevando che l'Amministrazione aveva ridotto, dopo il contraddittorio e l'adesione, i versamenti non giustificati da Euro 54.872,00 a circa Euro 20.841,60. La contribuente non ha fornito una prova analitica e concreta, riferita a ciascun versamento, idonea a dimostrare l'irrilevanza fiscale delle somme. È stata quindi confermata la rideterminazione del reddito della titolare da Euro 24.423,00 a Euro 44.905,00. La contribuente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese del grado d'appello, liquidate in Euro 1.000,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
Art. 32 del DPR 600/1973
Qualora l'accertamento effettuato dall'Ufficio finanziario si basi sulle verifiche dei conti bancari, l'onere probatorio dell'Amministrazione è soddisfatto attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, determinandosi un'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente.
I dati dei conti bancari possono fondare una presunzione di ricavi o compensi imponibili. Una volta individuati i movimenti non giustificati, spetta al contribuente dimostrare analiticamente, per ciascuna operazione, che essa non costituisce reddito imponibile o è fiscalmente irrilevante.
Cassazione, sentenza n. 711/2017
Il contribuente deve dimostrare, con una prova non generica, ma analitica per ogni versamento bancario, che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili.
La prova richiesta al contribuente deve essere specifica e documentata; non sono sufficienti spiegazioni generiche, ricostruzioni complessive della contabilità o mere affermazioni circa la provenienza delle somme.
Cassazione, sentenza n. 30842/2017
Un'impresa familiare appartiene esclusivamente al suo titolare, in quanto i familiari che prestano attività lavorativa nella stessa sono semplici collaboratori.
Il reddito dell'impresa familiare è imputato innanzitutto al titolare, mentre la quota attribuita al familiare collaboratore non modifica la titolarità dell'impresa né impedisce la rettifica del reddito del titolare sulla base dei ricavi non giustificati.
Circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 25/E del 6 agosto 2014
La contribuente l'ha richiamata sostenendo che le indagini finanziarie dovessero essere utilizzate come strumento residuale e secondo criteri di ragionevolezza. La Commissione, tuttavia, ha ritenuto tale argomento non decisivo, poiché l'accertamento era fondato sui poteri previsti dall'art. 32 del DPR 600/1973 e non sugli studi di settore.
Massime di principio
- Negli accertamenti basati su indagini bancarie, l'Amministrazione può utilizzare i versamenti non giustificati come indizi di ricavi imponibili; il contribuente deve fornire una spiegazione documentata e specifica per ogni singolo movimento.
- Non è sufficiente affermare che i versamenti derivano da incassi già dichiarati: occorre dimostrare puntualmente la corrispondenza tra versamento, incasso contabilizzato, documentazione fiscale e relativa movimentazione finanziaria.
- La disponibilità iniziale di cassa può essere considerata nella ricostruzione solo se il contribuente ne dimostra concretamente l'effettiva esistenza; una semplice indicazione contabile non documentata può essere disattesa.
- La congruità e la coerenza rispetto agli studi di settore non impediscono automaticamente un accertamento bancario, quando questo sia fondato su movimentazioni finanziarie specifiche e non sulla sola incongruenza degli studi di settore.
- In un'impresa familiare, la rettifica dei ricavi non giustificati riguarda il reddito dell'impresa e del titolare; la quota spettante al familiare collaboratore rileva nella successiva imputazione del reddito, ma non elimina la presunzione derivante dai versamenti bancari.
- Metodi presuntivi ulteriori, come il tovagliometro, sono irrilevanti ai fini dell'annullamento se l'avviso di accertamento è fondato autonomamente sulle indagini bancarie e tali metodi hanno avuto soltanto funzione corroborativa.
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