Cassazione Penale, Sentenza n. 24530/2024 del 20/06/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Bari del 28/09/2023 che aveva confermato il titolo cautelare (ordinanza GIP 7/9/2023) per la contestazione provvisoria di tentato omicidio nei confronti di Vavalle Francesco (fatto del 1/7/2022), aggravato ai sensi dell'art.416 bis.1 c.p. Il ricorrente deduceva erronea applicazione di legge e vizio di motivazione relativamente alla qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che non vi fossero elementi sufficienti per desumere l'animus necandi: le intercettazioni sarebbero brani di conversazioni inter alios non idonee a provare la volontà dell'indagato e mancerebbe certezza sulla dinamica e sulla traiettoria dei colpi sparati; la sola dichiarazione della persona offesa non sarebbe sufficiente.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità dei motivi. Ritiene che il ricorso non si confronti complessivamente con la motivazione impugnata, limitandosi a escludere alcuni passaggi sinteticamente, mentre la decisione di merito si fonda su un insieme di elementi (dichiarazioni della vittima, rinvenimento dei bossoli, filmati, intercettazioni) che, nel loro complesso, giustificano la qualificazione di tentato omicidio e la dedotta volontà omicida quantomeno in dolo alternativo. Per tali ragioni la Corte ritiene non illogica la valutazione del Tribunale e non sindacabile nel giudizio di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare la somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.; la causa viene rimessa agli adempimenti di cancelleria previsti dall'art.94 comma 1-ter disp. att. c.p.p.
Norme richiamate
art. 309 cod. proc. pen.
Usato per indicare la regolare costituzione del Tribunale (composizione del giudice) che ha emesso l'ordinanza impugnata
art. 416-bis c.p.
Richiamato per indicare l'aggravante applicata alla contestazione (rilevanza, nella qualificazione del reato, della connotazione associativa/mafiosa o dell'aggravante prevista dalla norma)
art. 616 cod. proc. pen.
Utilizzato per giustificare l'applicazione della sanzione pecuniaria (ammenda) per il ricorso dichiarato inammissibile e manifestamente infondato
art. 94 comma 1-ter disp. att. c.p.p.
Richiamato in relazione agli adempimenti di cancelleria conseguenti alla decisione (formalità e comunicazioni a seguito della pronuncia)
Massime di principio
- In Cassazione i ricorsi devono confrontarsi in modo specifico e puntuale con l'intera motivazione della decisione impugnata: critiche generiche o isolate risultano spesso inammissibili per vizio di genericità.
- La valutazione della gravità indiziaria in sede cautelare è ampia e discrezionale; la Corte di legittimità sindaca solo vizi di illogicità, contraddittorietà o incompletezza palese della motivazione, non la mera diversa valutazione del peso delle prove.
- Conversazioni intercettate e dichiarazioni di terzi, se inserite in un quadro probatorio complessivo che include riscontri (rinvenimento di bossoli, immagini video, dichiarazioni della vittima), possono legittimamente contribuire a desumere l'animus necandi o il dolo alternativo.
- La sola dichiarazione della persona offesa può non costituire l'unico elemento probatorio se il giudice di merito la integra con altri riscontri; il ricorrente deve dimostrare l'assenza di riscontri o la manifesta inattendibilità per impugnare efficacemente la qualificazione giuridica.
- Ricorsi manifestamente infondati o ampiamente generici possono comportare la condanna alle spese e l'applicazione di ammende: è quindi cruciale formulare motivi precisi, con indicazione puntuale dei vizi di motivazione che si contestano.
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