Sentenza n. 6041/2026 - Napoli, Sezione 5
per l'annullamento - dell'Ordinanza Sindacale contingibile ed urgente ex art. 54 TUEL per la realizzazione di opere di messa in sicurezza dell'area sita alla Via S. Maria civici 2, 4, 6, 12, n. 13 del 12 giugno 2023. - di ogni altro atto preordinato, connesso, conseguenziale, comunque lesivo del diritto della ricorrente ed, in particolare, degli eventuali accertamenti istruttori eseguiti da personale dell'UT Comunale.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza sindacale contingibile e urgente del 12 giugno 2023, adottata ai sensi dell’art. 54 TUEL, che imponeva la messa in sicurezza dell’area di sedime dell’ex Cinema Santa Maria mediante recinzioni idonee a impedirne l’accesso
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La proprietaria impugnava l’ordinanza sostenendo il difetto di istruttoria e di motivazione, l’assenza dei presupposti di contingibilità e urgenza e l’illogicità e contraddittorietà dell’azione amministrativa. Deduceva che, dopo la demolizione in danno del fabbricato e la riapertura del marciapiede al transito pedonale, non sussisteva più un pericolo di crollo sulla carreggiata e che il Comune avrebbe dovuto ricorrere agli strumenti ordinari del Codice della strada. Contestava inoltre che l’art. 841 c.c. attribuisce al proprietario una facoltà, non un obbligo, di recintare il fondo. Infine, eccepiva la propria carenza di legittimazione passiva, affermando che il locale di sua proprietà era autonomo e distinto dall’ex cinema e che non aveva possesso né disponibilità dell’area di sedime demolita.
La decisione
Il TAR ha respinto tutte le censure. Ha ritenuto che la demolizione non avesse eliminato il pericolo: l’area di sedime era adiacente alla pubblica via, liberamente accessibile dopo la revoca del sequestro preventivo, priva di delimitazioni adeguate e prossima alla riapertura al traffico veicolare. Per l’adozione dell’ordinanza ex art. 54 TUEL è sufficiente un rischio attuale, concreto e oggettivamente idoneo a determinare un danno grave; non è necessario che il pericolo si sia già tradotto in eventi dannosi, né che sia insorto di recente. La misura di recinzione è stata ritenuta proporzionata e funzionale alla tutela della collettività, e non una recinzione imposta nell’interesse dominicale del proprietario ai sensi dell’art. 841 c.c. È stata respinta anche la contestazione relativa all’individuazione della ricorrente quale destinataria: l’istruttoria comunale aveva accertato l’unitarietà del corpo di fabbrica, comprensivo del locale di sua proprietà, e la relazione dominicale con il compendio interessato era inoltre confermata dall’ordinanza del 2021, non impugnata, e dalla successiva demolizione in danno. I rapporti interni tra proprietari o la titolarità di una sola porzione non escludono il potere di imporre le misure necessarie alla sicurezza pubblica. Spese a carico della ricorrente per euro 2.000, oltre accessori di legge; nulla sulle spese per i controinteressati non costituiti.
Norme richiamate
art. 54, comma 4, d.lgs. 267/2000
Giova ricordare che ai sensi dell’art. 54 comma 4 del d. lgs. n. 267 del 2000 “Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana”.
Il potere sindacale consente l’adozione di provvedimenti contingibili e urgenti, motivati e rispettosi dei principi generali, quando occorra prevenire o eliminare gravi pericoli per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. Nel caso deciso, il rischio derivante dall’area accessibile e non delimitata, in prossimità della riapertura della viabilità, giustificava l’ordine di messa in sicurezza.
L'ordinanza non impone infatti una recinzione nell'interesse dominicale del proprietario, ma una misura pubblicistica destinata a prevenire situazioni di pericolo per la collettività. La fonte del potere è dunque l'art. 54 TUEL e non la disciplina civilistica della proprietà.
La facoltà civilistica del proprietario di chiudere il fondo non impedisce all’amministrazione di imporre, in presenza dei presupposti di legge, una recinzione quale misura pubblicistica di sicurezza; l’obbligo discende dal potere esercitato ai sensi dell’art. 54 TUEL, non dall’art. 841 c.c.
Massime di principio
- L’ordinanza contingibile e urgente adottata per tutelare l’incolumità pubblica richiede un pericolo attuale, concreto e oggettivamente idoneo a causare un danno grave e imminente; non occorre che il rischio si sia già concretizzato in un evento dannoso.
- La preesistenza o la conoscenza risalente della criticità non esclude, di per sé, il ricorso al potere contingibile e urgente, se il pericolo sussiste ancora al momento dell’adozione dell’ordinanza e richiede un intervento non procrastinabile.
- Nel valutare la legittimità di un’ordinanza di sicurezza, rilevano i presupposti oggettivi di tutela dell’interesse pubblico; l’accertamento delle responsabilità soggettive per l’insorgenza della situazione di pericolo non è condizione necessaria per adottare la misura.
- L’amministrazione può imporre ai titolari di diritti sul compendio interessato le misure necessarie a prevenire pericoli per la collettività anche quando il destinatario sia proprietario soltanto di una porzione dell’immobile; i rapporti interni tra proprietari non condizionano l’esercizio del potere pubblicistico.
- La recinzione imposta con ordinanza di sicurezza è una misura pubblicistica di prevenzione e non un obbligo fondato sulla disciplina civilistica della proprietà; la sua legittimità dipende dai presupposti del potere amministrativo e dalla funzionalità e proporzionalità della misura rispetto al rischio.
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