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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41506/2024 del 12/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello che li aveva ritenuti responsabili, in concorso, del delitto di estorsione (artt. 110 e 629 c.p.). Le censure principali riguardano: (i) insufficienza, contraddittorietà e illogicità della motivazione sull'integrazione dell'estorsione (contestando la valutazione delle dichiarazioni della persona offesa e sostenendo l'assenza di un effetto costrittivo e di una minaccia idonea ex ante); (ii) la richiesta di applicazione della diminuente di cui all'art. 62-bis c.p. nella sua massima estensione; (iii) la mancata esclusione del concorso di persone e della circostanza aggravante delle più persone riunite (sostenendo che le richieste estorsive sarebbero provenute solo da Miho e che Bonotto sarebbe stato un mero intermediario); (iv) vizi di motivazione relativi all'attendibilità della persona offesa e alla qualificazione soggettiva ed oggettiva del contributo di Bonotto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili: ha ritenuto i motivi non consentiti, generici e manifestamente infondati in quanto si limitano a riproporre in sede di legittimità una diversa lettura del merito già logicamente motivata nei giudizi di merito (doppia conforme). La sentenza di appello è stata confermata nella sostanza; le doglianze relative alle attenuanti e alle circostanze aggravanti sono state ritenute infondate o non devolute in appello. I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 ciascuno.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Disciplina del concorso di persone nel reato: la Corte conferma che integra concorso la coscienza e volontà di contribuire allo scopo criminoso, includendo anche l'intermediario quando non agisca per solidarietà o interesse della vittima.

  • art. 629 cod. pen.

    Delitto di estorsione: la Corte ribadisce che la richiesta di denaro per l'intermediazione nella restituzione di un bene illecitamente sottratto integra estorsione, in quanto la possibile mancata restituzione costituisce una minaccia idonea a comprimere la libertà di autodeterminazione della vittima, anche se la minaccia è implicita.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Fattispecie della lieve entità del fatto: la Corte ha preso atto della lieve entità ai fini della rideterminazione della pena, ma ricorda che la modulazione della diminuzione è rimessa al giudice di merito e non sindacabile in Cassazione se logicamente motivata.

  • art. 132 cod. pen.

    Principio di determinazione della pena: la Corte richiama la discrezionalità del giudice nella graduazione della pena, nel rispetto dei criteri previsti dalla legge.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena: la Corte conferma che la scelta del giudice di merito sulla pena, purché adeguatamente motivata, non è sindacabile in Cassazione come rinnovazione del merito.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regole sulla motivazione dei ricorsi: la motivazione dei ricorsi per cassazione è riportata nei limiti necessari per la decisione.

  • art. 591, co.1, lett. c) cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'inammissibilità per genericità del motivo: la mancanza di specificità nelle doglianze conduce all'inammissibilità del ricorso.

  • art. 606, co.1, lett. e) cod. proc. pen.

    Categoria di vizio di motivazione in Cassazione: la Corte spiega che, se la motivazione di merito implicitamente esclude una prospettazione difensiva, il silenzio su una doglianza non comporta vizio se non c'è valida alternativa.

Massime di principio

  • Non è possibile in Cassazione ottenere la rinnovazione del giudizio di fatto: riproporre in sede di legittimità le stesse censure già formulate e respinte in appello, senza un effettivo confronto critico con la motivazione di secondo grado, conduce all'inammissibilità del ricorso.
  • La "doppia conforme" (identità e concordanza motivazionale tra primo e secondo grado) limita il sindacato di legittimità: la Cassazione non è tenuta a riesaminare punto per punto le deduzioni non decisive se la motivazione complessiva appare logica e coerente.
  • La richiesta di denaro in cambio dell'intermediazione per la restituzione di un bene illecitamente sottratto può integra estorsione: la minaccia non deve essere necessariamente esplicita quando la mancata restituzione del bene costituisce un'ipotesi di costrizione rilevante ex art. 629 c.p.
  • Anche l'intermediario è imputabile per estorsione se agisce con coscienza e volontà di contribuire allo scopo estorsivo; è esente solo chi interviene unicamente per solidarietà o nell'interesse della vittima, fatto che deve essere provato e motivatamente riconosciuto.
  • Le censure sulla determinazione della pena o sull'applicazione delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo se la motivazione è arbitraria o manifestamente illogica.
  • Questioni non devolute in sede di appello non possono essere esaminate in Cassazione: la catena devolutiva deve essere rispettata o la materia si considera preclusa.

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