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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4833/2024 del 02/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti impugnano la conferma della condanna per tentato furto aggravato (artt. 56, 110, 624 e 625 n.7 c.p.) commesso il 1/8/2017 presso BRICO Center e deducono tre motivi principali: 1) vizio di motivazione e travisamento della prova in ordine al riconoscimento dell'aggravante dell'"esposizione alla pubblica fede" (art. 625 n.7 c.p.), sostenendo che la sorveglianza dell'addetto fosse costante e pertanto l'aggravante dovesse essere esclusa; 2) carenza e illogicità della motivazione sul mancato riconoscimento delle attenuanti dell'art. 62 n.4 (danno di speciale tenuità) e n.6 c.p. (riparazione del danno), poiché vi sarebbe stata immediata restituzione della merce e un'offerta risarcitoria di 100 euro ritenuta soddisfacente; 3) assenza di motivazione sulla mancata applicazione della diminuente per il delitto tentato ex art. 56 c.p., lamentando che il giudice di merito non avrebbe ridotto adeguatamente la pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso, in parte inammissibile, nel complesso infondato e ha respinto i motivi dedotti. Ha confermato la valutazione delle corti di merito secondo cui: a) l'aggravante ex art. 625 n.7 c.p. sussiste perché la sorveglianza del negozio non era "continuativa, costante e specificamente efficace" da escludere la facilità di sottrazione; la mera sorveglianza occasionale e l'intuizione diligente di un addetto non bastano a escludere l'aggravante; b) le attenuanti dell'art. 62 n.4 e n.6 c.p. non sono state riconosciute perché il valore e l'impatto della refurtiva non risultano di "minima rilevanza" e l'offerta di 100 euro è stata ritenuta oggettivamente insufficiente e resa da soggetto non autorizzato; c) la pena per il delitto tentato è stata calcolata validamente con il cosiddetto metodo "sintetico" (riduzione implicita nei limiti di legge) e i termini sanzionatori risultano commisurati: per Floriani Patrizia 6 mesi di reclusione e euro 156 di multa; per Floriani Rossella 4 mesi di reclusione e euro 104 di multa. Le ricorrenti sono inoltre condannate al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    Disciplina il delitto tentato e autorizza una diminuzione della pena; la Corte afferma che la diminuzione può essere operata con metodo diretto/sintetico o bifasico purché motivata, e accetta il metodo sintetico applicato implicitamente dai giudici di merito.

  • art. 110 c.p.

    Principio della concorso di persone nel reato; richiamato quale base per la imputazione comune, senza particolari contestazioni di applicazione.

  • art. 624 c.p.

    Norma base sul furto; il fatto è stato inquadrato come tentato furto aggravato nei limiti della fattispecie contestata.

  • art. 625 n. 7 c.p.

    Aggravante per beni esposti alla pubblica fede; la Corte ribadisce che l'aggravante è esclusa solo se sussiste una sorveglianza continuativa, costante e specificamente efficace a impedire la sottrazione; la semplice presenza/controllo occasionale non è sufficiente.

  • art. 62 n. 4 c.p.

    Circostanza attenuante per danno di speciale tenuità; la Corte ricorda che è applicabile anche al tentativo solo se il danno, o il danno ipotetico nel caso di tentativo, è di rilevanza pressoché irrisoria considerando anche effetti non patrimoniali.

  • art. 62 n. 6 c.p.

    Attenuante per aver riparato il danno prima della condanna; la Corte ha ritenuto l'offerta di 100 euro insufficiente e/o resa in modo non idoneo per raggiungere l'obiettivo di tale attenuante.

  • art. 606 comma 1 lett. b) e lett. e) c.p.p.

    Motivi di ricorso per cassazione: vizio di motivazione e travisamento della prova. La Corte ha ritenuto i rilievi generici e non decisivi; il presunto travisamento avrebbe dovuto essere decisivo per sovvertire la motivazione delle corti di merito.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che prevede la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha applicato tale sanzione alle imputate.

  • art. 23 comma 8 d.l. n. 137 del 2020

    Ha autorizzato il trattamento del procedimento in forma cartolare; la Corte segnala che il processo è stato trattato secondo tale modalità.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Regole sulla esposizione dei motivi in cassazione; la Corte osserva che i motivi sono stati enunciati nei limiti richiesti dall'art. 173 delle disposizioni di attuazione.

Massime di principio

  • L'aggravante per "esposizione alla pubblica fede" (art. 625 n.7 c.p.) è esclusa solo se la sorveglianza è continuativa, costante e specificamente efficace: la semplice azione occasionale o l'intuizione di un addetto alla vigilanza non bastano;
  • La circostanza attenuante del "danno di speciale tenuità" (art. 62 n.4 c.p.) richiede che il danno reale o quello ipotetico (nel tentativo) sia di valore pressoché irrisorio e valutato anche rispetto agli effetti non patrimoniali sul danneggiato;
  • La riparazione o offerta risarcitoria (art. 62 n.6 c.p.) deve essere effettiva, adeguata e formalmente idonea: offerte insufficienti o proposte da soggetti non autorizzati possono non integrare la fattispecie attenuante;
  • Il vizio di travisamento della prova è censurabile in Cassazione solo se decisivo e capace di travolgere integralmente il ragionamento probatorio dei giudici di merito;
  • Nella determinazione della pena per il reato tentato (art. 56 c.p.) è ammesso sia il metodo "sintetico" sia il metodo "bifasico": è però necessario che la scelta sia desumibile dalla motivazione (anche implicitamente se la pena è nei minimi e nei limiti dell'editto).

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