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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23818/2025 del 25/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Trani (25/11/2024) che ha rigettato la richiesta di rideterminazione della pena alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 86/2024. Il difensore deduceva errata applicazione degli artt. 311 e 628 c.p. e omessa/illogica motivazione: la sentenza di condanna di primo grado aveva riconosciuto attenuanti generiche e qualificato il fatto come "non di particolare gravità", perciò tali elementi avrebbero dovuto portare a ricondurre il fatto alla nozione di "lieve entità" prevista dalla pronuncia costituzionale e ridurre la pena.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato come infondato. La Corte d'appello ha ritenuto che la valutazione delle attenuanti generiche e la qualificazione del fatto come "non di particolare gravità" in sede di cognizione non siano automaticamente sovrapponibili all'istituto della "lieve entità" introdotto dalla Corte costituzionale. Ha spiegato che la "lieve entità" richiede una valutazione complessiva del fatto e dei suoi elementi (violenza/minaccia, profitto, danno, modalità esecutive) e può circoscrivere solo condotte di minimo impatto personale. Nel caso concreto la rapina era commessa in concorso, con ruolo di "palo" del ricorrente mentre l'altro esercitava violenza/minacce in un esercizio commerciale ai danni del titolare, e vi era recidiva specifica: tali elementi giustificano la non riconducibilità alla lieve entità. Conseguentemente il rigetto dell'istanza è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    riferimento agli elementi costitutivi: "violenza o minaccia", "profitto", "danno"; contestata la mancata previsione della diminuzione della pena per il fatto di lieve entità

    La Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della parte dell'art. 628 c.p. che non prevede la diminuzione della pena quando la rapina risulti di lieve entità; tuttavia, l'applicazione della nozione di "lieve entità" richiede una valutazione complessiva e non si determina automaticamente dalla mera entità del profitto o del danno.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 86/2024

    dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 628, comma primo, nella parte in cui non prevede la diminuzione della pena per il fatto di lieve entità

    Introduce la possibilità di diminuire la pena per la rapina quando il fatto sia di "lieve entità", definita in termini di condotte materiali di modesta portata e minimo impatto personale; impone al giudice di valutare natura, mezzi, modalità, danno/pericolo e l'impatto complessivo sul vittima.

  • art. 62, n. 4) cod. pen.

    danno patrimoniale di particolare tenuità

    Si tratta di una circostanza attenuante codicistica (danno patrimoniale di speciale tenuità) che, applicata ai sensi dell'art. 133 c.p., può comportare una riduzione della pena, ma non è automaticamente coincidente con la circostanza di lieve entità di matrice costituzionale.

  • art. 133, comma primo cod. pen.

    commisurazione della pena da infliggere in concreto

    Fornisce il criterio per la determinazione della pena tenendo conto delle circostanze: la concessione delle attenuanti generiche è un giudizio collegato alla commisurazione della pena, diverso dalla valutazione globale richiesta per la lieve entità.

  • art. 311 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente come norma la cui applicazione sarebbe stata errata; la decisione non ritiene tuttavia che dalla contestazione emergano vizi tali da sovvertire la valutazione del giudice dell'esecuzione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ex art. 616 cod. proc. pen.

    Norma processuale che autorizza la condanna alle spese per il ricorso rigettato; qui applicata per addebitare le spese al ricorrente.

Massime di principio

  • La qualificazione del fatto come "non di particolare gravità" ai fini della concessione delle attenuanti generiche non equivale automaticamente alla qualificazione del fatto come di "lieve entità" ai fini dell'art. 628 c.p.: sono valutazioni distinte e non pienamente sovrapponibili.
  • La nozione di "lieve entità" per la rapina richiede una valutazione complessiva e concreta di tutti gli elementi del reato (mezzi, modalità, danno o pericolo, impatto sulla vittima): rileva non solo il valore economico sottratto ma anche il ruolo degli autori, l'uso di violenza o minaccia, il contesto (es. esercizio commerciale) e la eventuale organizzazione o concorso.
  • In sede di esecuzione il giudice ha poteri valutativi autonomi alla luce della pronuncia costituzionale: deve considerare gli effetti della declaratoria d'illegittimità ma può confermare la pena se, valutati globalmente i fatti, risulta che non sussiste la lieve entità.
  • Per ottenere la riduzione della pena sulla base della sentenza n. 86/2024 è utile dimostrare elementi concreti di marginalità del fatto: assenza di concorso o di preventiva organizzazione, assenza di violenza o minaccia, impatto minimo sul bene giuridico leso, inesistenza di recidiva o di spiccata propensione a delinquere.
  • La presenza di concorso, ruolo attivo nella realizzazione del reato (anche come "palo"), commissione nei confronti di soggetti vulnerabili (es. titolare di esercizio mentre lavora) e la recidiva sono indici che ostano al riconoscimento della lieve entità.

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