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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29621/2023 del 10/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente contestava la condanna per diffamazione aggravata per un commento pubblicato sulla bacheca Facebook "La mia Montemaggiore" («Che schifo di persona! Mi viene da vomitare») contro il sindaco Alesi. Sosteneva che il commento andasse letto nel contesto di una polemica politica scaturita dall'aver il sindaco disatteso l'impegno assunto in occasione di un referendum consultivo (avendo dichiarato di non essere tenuto a rispettarne l'esito) e che rientrasse nel legittimo esercizio del diritto di critica politica; inoltre richiamava l'asserita difforme sorte di altri procedimenti analoghi.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo relativo al diritto di critica: l'espressione utilizzata è un argumentum ad hominem, volgare e offensiva, che offende la persona e non il suo operato politico, e non è stata adeguatamente contestualizzata dal ricorrente. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante il richiamo ad altri procedimenti. Conseguentemente è confermata la condanna di merito (multa di Euro 1.000,00 e risarcimento del danno a favore della parte civile) e la Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    come modificato ex L. 23 giugno 2017, n. 103

    applicato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende per l'inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Il diritto di critica politica è riconosciuto ma richiede continenza: il dissenso può essere anche forte, purché motivato e non degeneri in attacchi personali alla dignità morale dell'avversario.
  • Le espressioni ad hominem, volgari o dispregiative che colpiscono la persona più che l'operato politico difficilmente sono scriminate dal diritto di critica e possono integrare il reato di diffamazione.
  • Il giudice valuta la continenza e la pertinenza tenendo conto del contesto complessivo: chi si difende invocando la contestualizzazione deve documentare chiaramente il contesto e il collegamento con l'operato politico contestato.
  • Il richiamo a diversi esiti procedurali di altri soggetti è in generale irrilevante se non specificato e motivato; non consegue diritto a parità di trattamento tra procedimenti diversi.
  • Per evitare rischi, nei commenti politici su social network è preferibile circostanziare la critica sui fatti e sulle scelte, evitare epiteti offensivi e conservare/produrre i post completi e la loro collocazione temporale per dimostrare il contesto.

Testo integrale

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