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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29207/2024 del 18/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente deduceva vizio di motivazione per omissione e travisamento della prova: la Corte territoriale avrebbe ritenuto Cusano responsabile di evasione nonostante questi non si fosse mai allontanato dall'interno della struttura alberghiera (luogo fissato quale domicilio coatto), essendo l'area esterna adiacente alla reception delimitata da muro, inferriate e cancello chiuso e non accessibile dalla pubblica via; inoltre sosteneva di non aver avuto consapevolezza e volontà di violare le prescrizioni, essendo convinto di potere accedere alle aree pertinenziali dell'albergo. Secondo motivo: vizio di motivazione e illogicità nella negazione della sospensione condizionale della pena per il rilievo di precedenti coperti da indulto e per un giudizio prognostico negativo riguardo a un aggravamento della misura cautelare.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto fondato il primo motivo e lo ha accolto. Ha richiamato la giurisprudenza sulla nozione di "abitazione" ai fini dell'art. 385 c.p., osservando che il domicilio coatto era stato fissato per l'intera struttura alberghiera senza limiti. L'area in cui Cusano fu trovato, sebbene esterna, era contigua e collegata senza soluzione di continuità all'edificio, delimitata su tutti i lati e non liberamente accessibile a terzi; quindi la condotta non integra il reato di evasione per mancanza di offensività concreta e per assenza del dolo, anche perché la genericità del provvedimento cautelare aveva indotto il ricorrente a ritenere di non violarne le prescrizioni. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste. Il secondo motivo non è stato necessario esaminare dopo l'accoglimento del primo.

Norme richiamate

  • art. 385 cod. pen. (evasione)

    Il reato di evasione richiede che la persona si allontani dal luogo indicato quale domicilio coatto; la nozione di "abitazione" va intesa in senso funzionale e non comprende ogni area esterna non parte integrante o immediatamente comunicante senza soluzione di continuità. Se il luogo indicato è ampio e genera convinzione di poter permanere in aree pertinenziali, può mancare il dolo.

  • art. 274 cod. proc. pen. (esigenze cautelari)

    La scelta del luogo di domicilio coatto deve tutelare le esigenze cautelari e consentire controlli pronti e non aleatori da parte della polizia giudiziaria; la delimitazione spaziale incide sulla configurabilità del reato.

  • art. 49, comma 2, cod. pen. (assenza di offensività concreta)

    art. 49, comma 2, cod. pen.

    Il reato non sussiste quando manca l'offensività concreta del fatto; la mera presenza in area esterna che sia, per caratteristiche e delimitazioni, funzionalmente parte del domicilio non realizza l'offensività richiesta dall'illecito.

Massime di principio

  • La delimitazione precisa del luogo di domicilio coatto è cruciale: provvedimenti che indicano spazi 'tout court' aumentano il rischio che la condotta non integri evasione per mancanza di dolo.
  • Spazi esterni contigui, recintati e non accessibili dal pubblico possono essere qualificati come parte integrante del domicilio ai fini dell'art. 385 c.p., se sono raggiungibili senza soluzione di continuità.
  • Per configurare l'evasione occorre non solo la fuoriuscita materiale dal luogo indicato ma anche la concretezza dell'offensività e la consapevolezza della violazione: l'imprecisione del provvedimento può escludere il dolo.
  • La pubblica accusa deve dimostrare che la persona si è sottratta ai controlli o ha volontà di violare la misura; la semplice presenza in area esterna contigua e chiusa non è sufficiente.
  • Quando il fatto non ha offensività concreta o manca il dolo a causa dell'ambiguità del provvedimento, la sentenza può essere annullata senza rinvio per non sussistenza del fatto.

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