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Ordinanza

Ordinanza n. 30/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento numero-OMISSIS- del 11.11.2025 notificato al ricorrente in data 14.11.2025 avente ad oggetto ORDINANZA DI DEMOLIZIONE E SGOMBERO disposta dal COMUNE DI REGGIO CALABRIA SETTORE UFFICIO TECNICO, di ogni altro atto presupposto e comunque consequenziale ancorchè di data e tenore sconosciuto che incida sfavorevolmente sulla posizione giuridica del ricorrente

Giustizia amministrativa202600053

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Reggio Calabria, Sez. staccataOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione e sgombero di otto manufatti edilizi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato, chiedendone cautelativamente la sospensione, l'ordinanza comunale di demolizione e sgombero adottata a seguito di un sopralluogo congiunto di tecnici e funzionari comunali e del Comando Carabinieri Forestale. Sono stati dedotti, per quanto emerge dall'ordinanza, vizi di difetto di istruttoria e carenza di motivazione, nonché contestata la qualificazione di alcune opere, in particolare delle tettoie destinate al ricovero di animali, come manufatti soggetti a demolizione anziché opere precarie o riconducibili all'edilizia libera. È stata inoltre prospettata la rilevanza di un'istanza di accertamento di conformità ai sensi dell'art. 36 del d.P.R. 380/2001, presentata dalla moglie del ricorrente, e sono state rappresentate esigenze personali e abitative del nucleo familiare e la necessità di accudire gli animali presenti nell'area.

La decisione

Il TAR ha rigettato l'istanza cautelare, ritenendo insussistente, allo stato del giudizio e in una valutazione prima facie, il fumus dei vizi dedotti. Il sopralluogo era documentato da un verbale analitico e da ampia documentazione fotografica, richiamati nell'ordinanza impugnata e depositati in giudizio; tali elementi consentivano di escludere provvisoriamente il difetto di istruttoria e la carenza di motivazione. Il giudice ha rilevato che gli otto manufatti, di varia dimensione e tipologia, in larga parte in cemento armato, erano stati realizzati e successivamente ampliati in totale assenza di titoli abilitativi, su terreno agricolo sottoposto a plurimi vincoli. La valutazione dell'abuso edilizio deve essere complessiva e non atomistica, considerando l'impatto dell'insieme delle opere e le loro reciproche interazioni; per tale ragione non è stata ritenuta favorevolmente apprezzabile, in sede cautelare, la tesi della precarietà o dell'edilizia libera riferita ad alcune tettoie. È stata ritenuta irrilevante, in questa fase, l'istanza ex art. 36 del d.P.R. 380/2001 presentata dalla moglie del ricorrente, soggetto diverso dagli intestatari del terreno, anche perché non era stato fornito neppure un principio di prova della sua legittimazione. Le esigenze personali, abitative e connesse alla custodia degli animali non sono state considerate idonee a incidere sulla legittimità dell'ordinanza, dovendo essere valutate da altri uffici comunali, quali i Servizi sociali e il Settore Patrimonio. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare; il TAR ha rigettato l'istanza di sospensione dell'efficacia dell'ordinanza impugnata.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    Riguarda l'accertamento di conformità; l'istanza presentata da un soggetto diverso dagli intestatari del terreno è stata ritenuta irrilevante in sede cautelare anche per la mancanza di prova della legittimazione.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato per disporre l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, unitamente all'art. 52 del d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • In sede cautelare, la documentazione costituita da un verbale di sopralluogo analitico, corredato da ampia documentazione fotografica e richiamato nel provvedimento repressivo, può consentire di escludere prima facie i vizi di difetto di istruttoria e carenza di motivazione, quando descriva puntualmente le opere abusive e le relative caratteristiche.
  • La valutazione degli abusi edilizi deve essere compiuta in modo complessivo e non atomistico: l'incidenza sul regolare assetto del territorio va apprezzata considerando l'insieme delle opere, il loro impatto edilizio contestuale e le reciproche interazioni, senza isolare singoli manufatti dal complessivo intervento.
  • La qualificazione di singole opere come precarie o soggette a edilizia libera non può essere favorevolmente apprezzata quando esse si inseriscano in un più ampio complesso di manufatti realizzati e ampliati in assenza di titoli abilitativi, soprattutto in area agricola sottoposta a vincoli.
  • Un'istanza di accertamento di conformità presentata da un soggetto diverso dagli intestatari del terreno non incide, in sede cautelare, sull'efficacia dell'ordinanza repressiva se la pretesa legittimazione del richiedente non è assistita neppure da un principio di prova.
  • Le esigenze personali, abitative o familiari del destinatario di un'ordinanza edilizia, nonché le necessità relative alla custodia di animali, non incidono di per sé sulla legittimità del provvedimento repressivo quando siano rimesse alla valutazione di distinti uffici amministrativi competenti.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioTutela cautelare
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelare

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