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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2859/2022 del 25/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 19/12/2019 che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Velletri (07/05/2019) per i delitti di tentata rapina aggravata e di lesioni personali aggravate. Il ricorrente ha dedotto: (i) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla configurabilità del reato di tentata rapina, lamentando carenze e travisamenti probatori; (ii) violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla configurabilità del reato di lesioni, censurando la mancanza del nesso causale tra la presunta spinta e le lesioni; (iii) violazione di legge per omesso riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e per eccessiva determinazione della pena, con critica alla motivazione sui precedenti e sulla valutazione dei parametri di cui all'art. 133 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i primi due motivi generici, aspecifici e manifestamente infondati, confermando che la ricostruzione dei giudici di merito è congrua: l'imputato si era impossessato dell'autovettura di Bernoni Silvia e, per assicurarsi il possesso del bene, aveva spintonato Vattiata intervenuto per impedirne l'appropriazione; la qualificazione come rapina impropria è corretta alla luce della giurisprudenza secondo cui, per la rapina impropria consumata, è sufficiente che chi ha sottratto la cosa adoperi violenza per assicurarsi il possesso, senza che l'impossessamento definitivo costituisca elemento materiale della fattispecie. Analogamente è stato considerato adeguatamente provato il nesso causale per le lesioni. Quanto alle attenuanti generiche, la Corte di merito ha motivato il diniego avendo riguardo anche ai precedenti dell'imputato; la Corte di Cassazione ha ricordato che il giudice di merito non è tenuto ad esaminare tutti i parametri dell'art. 133 c.p., ma a indicare a quale parametro si riferisce. Infine la determinazione della pena è stata ritenuta nei limiti della discrezionalità di merito. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.L. n. 137/2020, art. 23 co. 8

    Richiamato per segnalare la formulazione di conclusioni scritte dal Sostituto Procuratore Generale; uso procedurale nella fase di decisione della Cassazione.

  • art. 62-bis c.p. (circostanze attenuanti generiche)

    La Corte ricorda che per l'applicabilità delle attenuanti generiche il giudice deve fare riferimento ai parametri di cui all'art. 133 c.p.; tuttavia non è necessario esaminare tutti i parametri, basta che si specifichi quale parametro è stato ritenuto rilevante.

  • art. 133 c.p. (parametri per il trattamento della pena)

    Richiamato come insieme di criteri ai quali il giudice di merito si deve attenere nella determinazione della pena e nella valutazione delle attenuanti generiche; la Corte accetta la discrezionalità motivata del giudice di merito.

  • art. 132 c.p. (pena base)

    Citato nella cornice dei poteri discrezionali del giudice di merito nel fissare la pena base in conformità agli artt. 132 e 133 c.p.; la Corte non ravvisa arbitrio nella determinazione operata dai giudici di merito.

  • art. 616 c.p.p.

    Applicato per le conseguenze della declaratoria di inammissibilità: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e in favore della Cassa delle Ammende di una somma che la Corte valuta equitativamente (nel caso, euro 3.000).

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione su rapina impropria (es. Cass. Pen., sez. II, 22.2.2017 n. 11135 - 'Tagaswill'; Cass. Pen., sez. II, 22.2.2017 n. 11136 - 'Karazishvili')

    Principio richiamato: per la configurazione della rapina impropria consumata è sufficiente che l'agente, dopo la sottrazione della cosa altrui, adoperi violenza o minaccia per assicurarsi il possesso della res; l'impossessamento definitivo non è elemento materiale del reato ma attiene al dolo specifico.

  • Giurisprudenza sulla indisponibilità della Cassazione a rivedere la valutazione di merito (es. Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015 - 'Musso')

    Richiamato il principio secondo cui la Corte di Cassazione non può riesaminare gli elementi di fatto valutati dal giudice di merito né adottare autonome ricostruzioni alternative dei fatti, salvo vizio di diritto grave e specificamente dedotto.

Massime di principio

  • Per la rapina impropria consumata, non è necessario l'impossessamento definitivo della cosa: è sufficiente che, dopo la sottrazione, l'agente adoperi violenza o minaccia per assicurarsi il possesso.
  • In Cassazione non è ammessa una generica richiesta di rivalutazione dei fatti: i motivi devono essere specifici e confrontarsi con la motivazione di merito; censure generiche o aspecifiche sono inammissibili.
  • Sul riconoscimento delle attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.) il giudice di merito deve indicare i parametri dell'art. 133 c.p. cui si è riferito, ma non è obbligato ad esaminarli tutti; la mancata concessione ben motivata, anche richiamando precedenti penali, è difficilmente censurabile in cassazione.
  • La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito; la Cassazione interviene solo in caso di arbitrio, illogicità o mancata osservanza dei criteri legali.
  • In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 616 c.p.p. il ricorrente può essere condannato a rifondere le spese processuali e a versare una somma alla Cassa delle Ammende, determinata equitativamente dalla Corte.

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