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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2841/2022 del 25/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto l'appello ex art. 322-bis c.p.p. contro il decreto che aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro preventivo di una tettoia in struttura metallica, un pavimento in cemento armato e altre opere in muratura realizzate all'interno di un complesso turistico-residenziale. Il ricorrente deduce violazione dei principi di legalità (art. 25, comma 2 Cost. e art. 14 Preleggi), contestando: (i) un'interpretazione in malam partem per effetto della presunta applicazione analogica dell'art. 181 d.lgs. 42/2004 alle aree di protezione esterna della riserva (area B) non elencate nell'art. 142; (ii) la mancata considerazione che, secondo l'art. 5 del Regolamento della Riserva, nelle zone di preriserva gli interventi che non modificano l'aspetto esterno non richiederebbero il nulla-osta dell'ente gestore, e dunque mancherebbe il fumus del reato urbanistico contestato.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che permaneva il fumus del reato urbanistico (art. 44, comma 1, lett. c), DPR 380/2001) e che il rilascio, dopo l'abuso, di un provvedimento comunale condizionato al nulla-osta dell'ente gestore non aveva sanato le opere, atteso che il nulla-osta non era stato rilasciato. La Corte ha inoltre richiamato i limiti del sindacato in Cassazione sui provvedimenti cautelari (impugnabilità solo per violazione di legge e non per normale riconsiderazione di motivazione/fatti), valutando la motivazione del Tribunale non meramente apparente. Poiché la sussistenza del fumus urbanistico era sufficiente a giustificare il mantenimento del sequestro, il primo motivo (sull'analogia in malam partem) è stato ritenuto inammissibile per difetto di interesse. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina l'appello contro provvedimenti cautelari; il ricorso era un appello ex 322-bis e la corte ha valutato la regolarità dell'istruttoria e della decisione di merito

  • art. 321, comma 1, cod. proc. pen.

    Autorizza il sequestro preventivo per evitare l'aggravamento delle conseguenze del reato; la misura è stata utilizzata per preservare lo stato dei luoghi in presenza del fumus di reato edilizio/paesaggistico

  • art. 44, comma 1, lett. c), DPR 380/2001

    Rilevante per la configurazione del reato urbanistico più grave (opere realizzate senza permesso in zona soggetta a vincolo); la Corte ha ritenuto sussistente il fumus di tale reato

  • art. 181 d.lgs. 42/2004

    Norma penale di tutela paesaggistica; il ricorrente contestava un'applicazione analogica ad aree di protezione esterna non espressamente ricomprese nell'art. 142, ma la Corte ha ritenuto superfluo decidere sul punto dato che il fumus urbanistico ai sensi del DPR 380/2001 era comunque persistente

  • art. 142 d.lgs. 42/2004

    Definisce i beni paesaggistici: il ricorrente sottolineava che le aree di protezione esterna non siano elencate; la Corte ha osservato che la questione non muta l'esistenza del fumus urbanistico accertato

  • art. 5 del Regolamento istitutivo della Riserva Pino d'Aleppo (D.A. Regione Sicilia n. 536/1990)

    Prevede limiti e autorizzazioni nelle aree di preriserva: alcuni interventi consentiti senza nulla-osta se non modificano l'aspetto esterno, ma trasformazioni che possono modificare il paesaggio richiedono autorizzazione dell'ente gestore. La Corte ha ritenuto che, nella fattispecie, il nulla-osta dell'ente gestore fosse necessario e non rilasciato

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Limita l'impugnazione in Cassazione dei provvedimenti cautelari alla sola violazione di legge; la Corte ha applicato tale criterio per escludere la riconsiderazione dei fatti e della motivazione non viziata da manifesta illogicitÃ

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Disciplina i motivi di cassazione relativi alla motivazione: la Corte richiede che per censurare la giustificazione della decisione occorra l'inesistenza o la mera apparenza della motivazione; qui la motivazione è stata ritenuta sufficiente

  • art. 25, secondo comma, Cost.

    Richiamato dal ricorrente in tema di legalità della fattispecie penale e divieto di estensione analogica in malam partem; la Corte ha ritenuto la censura inammissibile o non decisiva per l'esito del ricorso

  • art. 14 delle Preleggi

    Invocata insieme all'art. 25 Cost. contro presunte interpretazioni analogiche sfavorevoli; non è stata ritenuta idonea a invertire la decisione, stante la persistente sussistenza del fumus urbanistico

  • d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8, conv. con mod. dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176

    Norma richiamata in relazione alle richieste trasmesse dal Pubblico Ministero in Cassazione; attiene alle modalità di intervento del PM nelle impugnazioni

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo di manufatti può essere mantenuto quando persiste il fumus del reato urbanistico anche se esistono contestazioni su altri profili (paesaggistici); la sussistenza di almeno una ragione autonoma e sufficiente giustifica la misura cautelare
  • Un provvedimento amministrativo comunale che condiziona il proprio assenso al rilascio di un nulla-osta da parte dell'ente gestore non cura automaticamente l'illegittimità dell'opera finché il nulla-osta non sia effettivamente rilasciato
  • La Corte di Cassazione, nei ricorsi contro provvedimenti cautelari reali, è limitata al sindacato per violazione di legge e non puo' rimettere in discussione valutazioni di fatto e la motivazione non manifestamente apparente
  • Quando la decisione cautelare poggia su più ragioni autonome, impugnare con successo una sola non indispensabile non determina necessariamente l'accoglimento: occorre interesse concreto alla censura
  • Allegazioni di fatto nuove o contrastanti rispetto al provvedimento impugnato (es. che le opere non modificano l'aspetto esterno o siano sostitutive di precedenti) devono essere provate e non possono essere valorizzate in Cassazione se non emergono dal provvedimento impugnato

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