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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41873/2025 del 31/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 23/6/2025 del Tribunale del riesame di Palermo che aveva rigettato l'appello cautelare contro il diniego, da parte della Corte d'appello, della sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente deduceva violazione di legge e carenza e manifesta illogicità della motivazione rispetto al requisito di attualità delle esigenze cautelari: lamentava che gran parte della pena (4 anni e 2 mesi di reclusione inflitta per un episodio del 13/1/2020 relativo alla vendita di hashish) era già espiata in custodia cautelare (dal 3/5/2023), che altri coimputati erano già agli arresti domiciliari, e che era sopravvenuto un nuovo domicilio stabile (appartamento a Napoli con contratto di locazione 3+2) rispetto all'immobile indicato nel precedente incidente cautelare (comodato a Ostia per 7 mesi). Contestava inoltre l'astrattezza della valutazione del pericolo di fuga e di reiterazione del reato, priva di riferimenti concreti a contatti con ambienti criminali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto congrua e non manifestamente illogica la motivazione del Tribunale del riesame che ha valorizzato: la gravità della condotta (ingente quantità di stupefacente, modalità connotate da carattere professionale e internazionale), la condanna in primo grado a 4 anni e 2 mesi (sentenza del G.U.P. 8/4/2024) e il pericolo di fuga, desumibile dai precedenti spostamenti e attività lavorative all'estero. La Corte ha richiamato il principio secondo cui il mero decorso del tempo non basta a mitigare le esigenze cautelari se non emergono elementi concreti contrari. Ha ritenuto irrilevante, alla stregua degli elementi di rischio, il nuovo domicilio a Napoli e ha considerato generica la comparazione con la posizione di altri coimputati. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., e ha disposto gli adempimenti di cancelleria.

Norme richiamate

  • artt. 73 e 80 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Riferimento alle norme sul sistema sanzionatorio per i reati in materia di stupefacenti: la gravità della condotta (ingente quantità, modalità professionali/internazionali) influisce sulla valutazione delle esigenze cautelari e giustifica misure più rigorose.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'onere delle spese per il ricorrente quando il ricorso è dichiarato inammissibile; applicato nella forma che impone il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Richiama gli adempimenti di cancelleria successivi alla pronuncia: la sentenza dispone l'invio degli atti per gli adempimenti previsti dalla norma.

  • Sentenza Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186

    Citata per il principio secondo cui, nella fattispecie, non si è ravvisata colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità; ciò consente comunque l'applicazione delle sanzioni processuali previste.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione richiamata

    Sez. 3, n. 43113 del 15/9/2015; Sez. 1, n. 31326 del 17/7/2025; Sez. 6, n. 30461 del 12/6/2025

    Principio consolidato: il mero decorso del tempo e la semplice osservanza delle prescrizioni non sono di per sé idonei a far venire meno le esigenze cautelari; è necessario che siano forniti elementi concreti che diminuiscano il pericolo di fuga o di reiterazione.

  • I. n. 47 del 2015

    Richiamata nel testo come riferimento in tema di valutazione dell'anzianità della misura cautelare e della sua incidenza sulle esigenze cautelari; tuttavia la Corte sottolinea che quel parametro va comunque correlato a elementi concreti che ne giustifichino l'attenuazione.

Massime di principio

  • La sola durata della custodia cautelare non è sufficiente, di per sé, a giustificare la sostituzione della misura con una meno afflittiva: serve che emergano elementi concreti che attenuino il pericolo di fuga o di reiterazione.
  • La gravità della fattispecie (es. ingente quantità di stupefacente, modalità organizzative o internazionali) pesa fortemente nella valutazione delle esigenze cautelari e può giustificare il mantenimento della custodia anche se parte della pena è già stata scontata.
  • Un nuovo domicilio indicato dal detenuto non è determinante se permangono fondati, concreti elementi che rendono plausibile il rischio di contatti con ambienti criminali o la possibilità di azioni illecite anche a distanza.
  • La valutazione comparativa rispetto a coimputati che godono di misure meno afflittive richiede specificazioni concrete; affermazioni generiche sul diverso trattamento non costituiscono motivo sufficiente per revocare la misura.
  • Il pericolo di fuga può essere desunto da elementi quali attività lavorative e spostamenti all'estero; tali elementi, se concreti, giustificano la persistenza della custodia.
  • In sede di impugnazione cautelare o ricorso per cassazione la censura dell'illogicità della motivazione richiede la dimostrazione di una manifesta contraddittorietà o carenza argomentativa: motivazioni coerenti e riferite a elementi concreti sono difficilmente censurabili.

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