Cassazione Penale, Sentenza n. 23602/2026 del 25/06/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello che aveva riformato la pronuncia di primo grado riqualificando il fatto come truffa (art. 640 c.p.), dichiarando la prescrizione del reato per Zizzi e assolvendo Lauta. I motivi principali sono: (1) violazione delle regole sulla utilizzabilità e sulla valutazione delle dichiarazioni spontanee rese nel giudizio abbreviato dal coimputato Zizzi, che non sarebbero utilizzabili per fondare l'assoluzione della Lauta o, se valutate, richiedono il conforto di riscontri ai sensi dell'art. 192 comma 3 c.p.p.; mancata considerazione/valutazione della conversazione registrata dalla persona offesa che forniva elementi contraddittori rispetto alle dichiarazioni rese in udienza; (2) vizio di qualificazione giuridica: la Corte d'appello avrebbe motivato in modo apparente la trasformazione del fatto in truffa, omettendo di considerare che la percezione e la richiesta di interessi usurari configurano il reato di usura (art. 644 c.p.), indipendentemente dal fatto che gli interessi siano stati prospettati solo successivamente alla somma erogata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha in parte accolto i ricorsi: ha annullato la sentenza impugnata nei confronti di Lauta Angelica e di Zizzi Francesco, riqualificando il fatto nel reato di cui all'art. 644 c.p. (usura), e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio avanti ad altra sezione della Corte d'appello di Bari nei confronti di Lauta e, quanto a Zizzi, limitatamente al trattamento sanzionatorio. Ha dichiarato irrevocabile l'affermazione di responsabilità di Zizzi Francesco (quindi la sua responsabilità penale resta salda) e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali sostenute nel grado dalla parte civile Francesco Costante Bacco, liquidate in euro 3.686,00 oltre accessori di legge. Le statuizioni civili nei confronti di Lauta sono rimesse al definitivo esame del giudice di merito dopo il rinvio.
Norme richiamate
art. 640 cod. pen. (truffa)
La Corte territoriale aveva riqualificato il fatto come truffa ritenendo che la richiesta di somme fosse basata sulla prospettazione di un pericolo immaginario; la Cassazione ha ritenuto questa motivazione insufficiente e non adeguatamente confrontata con gli elementi probatori e con la struttura del reato di usura
art. 644 cod. pen. (usura)
La Cassazione richiama che l'usura si configura sia con la promessa di interessi o vantaggi usurari sia con la loro effettiva percezione; pertanto la riscossione di interessi ad alto tasso integra il reato di usura anche se le condizioni sono state prospettate dopo la somma erogata
art. 192 cod. proc. pen. (valutazione delle dichiarazioni rese da imputati/coimputati)
La sentenza richiama l'obbligo, ai fini della valutazione delle dichiarazioni rese da coimputati, di riscontri che ne confortino l'attendibilità; la Corte di Cassazione censura la Corte d'appello per non aver adeguatamente verificato la presenza o meno di tali riscontri prima di fondare l'assoluzione della Lauta sulle dichiarazioni spontanee del coimputato
artt. 438, 441 comma 5, 442 comma 1-bis cod. proc. pen. (regole sul giudizio abbreviato e motivazione in appello)
Riferite nelle censure per indicare i limiti di utilizzazione di dichiarazioni rese nel rito abbreviato e i profili procedurali che possono incidere sull'introduzione di nuovi elementi probatori; la Cassazione valuta la correttezza dell'uso delle dichiarazioni rese nel rito speciale e la necessità di motivazione rafforzata in caso di riforma assolutoria
Massime di principio
- Dichiarazioni spontanee rese in un giudizio abbreviato possono essere utilizzate a favore di chi le ha rese, ma non possono costituire la base per introdurre nuovi elementi d'accusa nei confronti di altri imputati; se valutate rispetto ad altri, vanno comunque corredate da riscontri esterni ai sensi dell'art. 192 c.p.p.
- Quando il giudice d'appello riforma in senso assolutorio una sentenza di condanna, è obbligato a fornire una motivazione chiara e rigorosa che espliciti le ragioni della diversa valutazione del medesimo materiale probatorio; la sola divergenza di giudizio non è sufficiente senza una ricostruzione argomentata
- La distinzione tra truffa, estorsione e usura richiede un'analisi puntuale degli elementi costitutivi: il reato di usura (art. 644 c.p.) può realizzarsi con la promessa o con la percezione di interessi o vantaggi usurari, per cui la circostanza della riscossione di interessi ad alto tasso è decisiva per la qualificazione come usura, indipendentemente dal momento in cui le condizioni sono state prospettate
- Le conversazioni o registrazioni della persona offesa, se acquisite, devono essere confrontate e valutate insieme alle dichiarazioni rese in udienza; il giudice non può ignorare fonti probatorie spontanee e corroboranti senza motivazione
- La prescrizione di un reato in capo a uno degli imputati non comporta automaticamente l'estinzione delle statuizioni civili: il giudice deve valutare separatamente l'irrevocabilità della responsabilità penale e gli effetti civili, rimettendo eventualmente le richieste civili a decisione di merito dopo l'eventuale rinvio
- In appello, la riqualificazione del reato da parte del giudice deve essere sostenuta da una motivazione solida che colleghi le risultanze processuali alla nuova configurazione giuridica; la mera affermazione teorica non è sufficiente
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