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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49267/2022 del 27/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale impugnava la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d'appello di Venezia, sostenendo che la motivazione era carente, illogica e contraddittoria. In particolare si censurava la valutazione negativa dell'attendibilità della persona offesa (per presunti motivi di astio), l'errata e parziale considerazione dei tabulati telefonici e della prova tecnica sui reperti (coltello, cacciavite, indumenti), nonché la trascuratezza di dichiarazioni testimoniali e degli elementi indiziari che, a suo avviso, rendevano insostenibile l'assoluzione senza una motivazione rafforzata e puntuale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i motivi del Procuratore generale. Ha annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio per un nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Venezia, rilevando che la motivazione dell'appello era parziale e non conforme ai principi consolidati sulla necessità di fornire una motivazione completa e approfondita quando si riforma la decisione di primo grado (anche nell'ipotesi inversa di assoluzione in appello rispetto alla condanna in primo grado). La Cassazione ha evidenziato errori nella valutazione dei tabulati telefonici e omissioni nella confutazione delle argomentazioni della sentenza di primo grado, imponendo di nuovo vaglio di merito con adeguata e specifica motivazione.

Norme richiamate

  • Sez. U., n. 6682 del 04/02/1992 (Musumeci)

    Principio che richiede al giudice d'appello, quando non concorda con il giudice di primo grado, di riesaminare il materiale probatorio e di offrire una motivazione autonoma e completa delle ragioni della diversa decisione

  • Sez. U., n. 33748 del 12/07/2005 (Mannino)

    Obbligo del giudice d'appello, in caso di totale riforma della decisione di primo grado, di delineare le linee portanti del proprio ragionamento probatorio e di confutare specificamente i più rilevanti argomenti della motivazione della prima sentenza

  • Sez. 2, n. 50643 del 18/11/2014 (Fu)

    Necessità di sviluppare un'argomentazione che confronti puntualmente le ragioni addotte nella sentenza impugnata

  • Sez. U., n. 14800 del 21/12/2017 (P.G. in proc. Troise)

    Il giudice d'appello che assolve in contrasto con la sentenza di condanna non è obbligato a riesaminare tutte le dichiarazioni in contraddittorio, ma deve comunque offrire una motivazione puntuale ed adeguata che giustifichi la diversa conclusione

  • Sez. U., n. 27620 del 28/04/2016 (Dasgupta)

    Richiamo al principio che il giudice di appello non ha una maggiore autorevolezza sul giudice di primo grado e deve motivare la diversa valutazione probatoria con argomentazione logica e completa

  • Sez. 1, n. 54281 del 05/07/2017 (Tallarico)

    Sull'importanza dell'accurata valutazione dei tabulati telefonici e della loro incidenza sull'alibi e sulla ricostruzione cronologica dei fatti

Massime di principio

  • Il giudice d'appello che pervenga a conclusioni diverse da quelle del primo grado deve riesaminare il materiale probatorio e fornire una motivazione autonoma, chiara e puntuale che confuti le ragioni della sentenza impugnata; non è sufficiente l'affermazione astratta del ragionevole dubbio.
  • Quando l'assoluzione in appello è fondata sulla inattendibilità della persona offesa occorre motivare in modo specifico e logico perché i profili di inimicizia o interesse a falsare la testimonianza giustifichino la totale esclusione della sua prova, tenendo conto della gravità delle lesioni subite e delle risultanze tecniche.
  • I tabulati telefonici e gli accertamenti tecnici (es. esami del RIS, tracce ematiche, impronte) devono essere letti e rappresentati con accuratezza temporale: errori nell'interpretazione degli orari possono compromettere la valutazione della prova e giustificare il riesame da parte della Cassazione.
  • La semplice presenza di indizi deve essere valutata nel loro complesso e la Corte d'appello non può limitarsi a ridurre il quadro indiziario senza spiegare come i singoli elementi siano stati superati o resi irrilevanti.
  • Per la parte che impugna (sia accusa che difesa) è essenziale indicare con precisione le incongruenze motivazionali e documentare gli errori fattuali o l'omissione di valutazione di elementi decisivi, perché la Cassazione intervenga efficacemente.
  • In presenza di riforma totale della decisione di primo grado il principio dell'onere di motivazione rafforzata vale in entrambi i sensi: sia per chi condanna in appello dopo assoluzione in primo grado, sia per chi assolve dopo condanna.

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