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Sentenza

Sentenza n. 6032/2026 - Roma, Sezione 2

Annullamento diniego visto studio n.3915/25emanato nei confronti di Rudroju Ratan Raj dal Consolato Generale d'Italia a Dubai;

Giustizia amministrativa202601999

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto di ingresso per motivi di studio adottato dal Consolato Generale d'Italia a Dubai

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente visto)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto di studio, deducendo, in primo luogo, la violazione degli artt. 24 e 111 Cost., dell'art. 3 l. 241/1990 e dell'art. 4 d.lgs. 286/1998, nonché il difetto, l'insufficienza e l'inadeguatezza della motivazione. In secondo luogo, ha dedotto la violazione dell'art. 39 d.lgs. 286/1998, degli artt. 44-bis e 46 d.P.R. 394/1999, dell'art. 15 dell'allegato al d.i. 850/2011, della direttiva del Ministero dell'Interno del 1° marzo 2000 e delle procedure ministeriali per l'ingresso, il soggiorno e l'immatricolazione degli studenti internazionali per l'anno accademico 2025-2026, oltre a eccesso di potere per illogicità e irragionevolezza, travisamento ed erronea valutazione dei fatti, falsità del presupposto e manifesta ingiustizia. Il diniego era motivato esclusivamente dal rilievo che la situazione economico-finanziaria non avrebbe consentito di fugare il ragionevole dubbio circa il rischio migratorio e dalla necessità di esibire garanzie economico-finanziarie sufficienti, valide e verificabili, senza indicare gli specifici elementi desunti dalla documentazione prodotta. Il Ministero ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per nullità della procura estera.

La decisione

Il TAR ha ritenuto manifestamente infondata l'eccezione sulla procura, poiché essa recava la sottoscrizione della parte attestata da pubblico ufficiale ai sensi dell'art. 2703 c.c. ed era corredata dalla legalizzazione consolare richiesta per il Paese di provenienza. Nel merito, ha accolto il ricorso rilevando il difetto di motivazione del diniego: l'Amministrazione si era limitata ad affermare l'esistenza di ragionevoli dubbi sulla situazione economico-finanziaria e sul rischio migratorio, senza precisare le concrete ragioni ostative né confrontarsi con la documentazione presentata. Il giudice ha ribadito che la motivazione deve indicare le ragioni di fatto e le norme giuridiche che giustificano la decisione, consentendo al destinatario e al giudice di verificare l'esercizio della discrezionalità amministrativa e le ragioni di interesse pubblico. Ha quindi annullato il diniego e ordinato al Ministero di riesaminare l'istanza, considerando anche la documentazione prodotta in giudizio e rispettando il vincolo conformativo derivante dalla sentenza, entro venti giorni dalla comunicazione o, se anteriore, dalla notificazione. Le spese sono state compensate per la particolarità della fattispecie e per la notevole mole di pratiche di visto affluite presso la struttura consolare.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    sentenza in forma semplificata

    Consente la definizione della controversia con sentenza semplificata quando ne ricorrono i presupposti, previo avviso alle parti.

  • art. 2703 c.c.

    la procura reca la sottoscrizione della parte, attestata da pubblico ufficiale

    La procura è stata ritenuta formalmente valida perché la sottoscrizione era autenticata da pubblico ufficiale e la procura era legalizzata dal Consolato.

  • art. 3 l. 241/1990

    la motivazione del provvedimento amministrativo deve – per legge – estrinsecarsi nella enunciazione delle ragioni di fatto e nella individuazione delle relative norme di diritto che ne giustificano il contenuto

    La motivazione costituisce requisito essenziale del legittimo esercizio del potere e deve rendere conoscibili le ragioni fattuali e giuridiche della decisione, permettendo il controllo del destinatario e del giudice.

  • art. 4 d.lgs. 286/1998

    È stato richiamato dal ricorrente tra le norme asseritamente violate nel diniego di visto.

  • art. 39 d.lgs. 286/1998

    È stato richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina dell'ingresso per motivi di studio.

  • artt. 44-bis e 46 d.P.R. 394/1999

    Sono stati richiamati dal ricorrente tra le disposizioni applicabili alla procedura di ingresso e soggiorno per studio.

  • art. 15 dell'allegato al d.i. 850/2011

    È stato richiamato dal ricorrente in relazione ai requisiti e alle condizioni per il rilascio del visto per studio.

Massime di principio

  • Il diniego di un visto di ingresso per motivi di studio è illegittimo per difetto di motivazione quando si limita a evocare generici dubbi sulla situazione economico-finanziaria del richiedente o un generico rischio migratorio, senza indicare gli specifici elementi ricavati dalla documentazione prodotta che impedirebbero il rilascio del visto.
  • La motivazione del provvedimento amministrativo deve esplicitare le ragioni di fatto e le norme giuridiche poste a fondamento della decisione, così da consentire al destinatario e al giudice di verificare il rispetto dei limiti della discrezionalità amministrativa e le ragioni di interesse pubblico della restrizione.
  • Quando un diniego di visto è annullato per difetto di motivazione, l'Amministrazione deve riesaminare l'istanza considerando anche la documentazione acquisita nel giudizio e rispettando il vincolo conformativo derivante dalla sentenza.
  • Una procura estera è ammissibile quando la sottoscrizione della parte è attestata da pubblico ufficiale ai sensi dell'art. 2703 c.c. e l'atto è corredato dalla legalizzazione consolare richiesta per il Paese di provenienza.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneEffetto conformativo e riedizione del potereLegittimazione e interesse a ricorrere

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