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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22731/2026 del 19/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava il rigetto dell'appello contro la misura cautelare sostenendo che, avendo la sentenza di appello subito annullamento limitatamente alla qualifica apicale contestata e non alla conferma della partecipazione all'associazione, non poteva ritenersi operativa la disciplina più gravosa dei termini prevista dall'art. 303, comma 4, cod. proc. pen. La difesa deduceva che non sussisteva una "doppia conforme" sulla responsabilità (né una pronuncia definitiva idonea a giustificare il regime di durata massima della custodia), richiamando altresì la diversità dei titoli di reato (art. 74, comma 1 e comma 2, d.P.R. 309/1990) e l'ineseguibilità della pena quale ostacolo all'applicazione della disciplina più severa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che, pur con l'annullamento limitato alla qualifica apicale, sussisteva in appello una pronunzia di condanna riguardante l'esistenza dell'associazione e la partecipazione del GIORGI non più suscettibile di riesame dal giudice di rinvio; perciò è applicabile la ratio dell'art. 303 (commi 1 lett. d) e 4) che giustifica termini massimi più lunghi a causa della maggiore probabilità di affermazione definitiva della responsabilità. La Corte ha escluso la rilevanza dell'argomento relativo all'ineseguibilità della pena e ha confermato l'orientamento giurisprudenziale sul concetto di formazione progressiva del giudicato. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e disposto la trasmissione degli atti alla cancelleria ai fini dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 303 cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto applicabile il regime più severo dei termini massimi di custodia cautelare (comma 4) quando in appello sia intervenuta una pronunzia di condanna su aspetti sostanziali della responsabilità che non sono stati annullati e quindi risultano irrevocabili, ancorché limitato l'annullamento ad altra statuizione (es. qualifica apicale o sola determinazione della pena). La ratio è la maggiore probabilità di affermazione definitiva della responsabilità giustificante un minor favore per la libertà.

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La difesa ha richiamato la distinzione tra comma 1 e comma 2 come titoli di reato diversi; la Corte ha invece sottolineato che la statuizione sulla sussistenza del sodalizio e sulla partecipazione del GIORGI (art. 74, comma 1) è risultata irrevocabile per il giudice di rinvio e pertanto idonea a far scattare la regola di cui all'art. 303.

  • art. 624 cod. proc. pen.

    Riferimento utilizzato per affermare che anche le statuizioni dotate di autonomia giuridico-concettuale, ancorché non ancora eseguibili nella loro totalità, possono acquistare autorità di cosa giudicata e impedire il riesame degli aspetti non oggetto di annullamento.

  • art. 3 Cost.

    Richiamato dalle parti e valutato dalla Corte: l'interpretazione che estende l'applicazione dei termini massimi non è ritenuta incongruente con i principi di ragionevolezza e uguaglianza, anzi è vista come coerente col sistema.

  • art. 5 CEDU

    Invocato in difesa, il parametro convenzionale non è stato ritenuto violato dall'applicazione della disciplina dei termini massimi dato il fondamento giurisprudenziale e la ratio della norma.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma esecutiva-amministrativa richiamata per gli adempimenti a seguito della decisione (trasmissione atti alla cancelleria).

Massime di principio

  • Quando in appello sia stata pronunciata una condanna su elementi essenziali della responsabilità che non sono stati annullati, il giudice può applicare i termini massimi di durata della custodia cautelare previsti dall'art. 303, comma 4, anche se alcune parti della sentenza sono state annullate (es. qualifica apicale o determinazione della pena).
  • La nozione di "doppia conforme" per attivare la disciplina più gravosa non richiede che tutte le statuizioni di primo grado sulla medesima serie di imputazioni siano identiche; è sufficiente che vi sia una pronunzia in appello che abbia valore di accertamento non più suscettibile di riesame rispetto al nucleo centrale della responsabilità.
  • La diversa qualificazione giuridica di singoli capi (es. commi 1 e 2 dell'art. 74 DPR 309/1990) non esclude l'applicazione dell'art. 303 se il giudicato progressivo ha reso irrevocabili fattispecie sostanziali comuni come l'esistenza del sodalizio e la partecipazione.
  • La dedotta ineseguibilità della pena non è, di per sé, ostativa all'applicazione della disciplina sui termini massimi: il tema dell'eseguibilità è distinto dalla valutazione sulla formazione progressiva del giudicato e sull'operatività della regola dei termini.
  • In casi simili la difesa deve dimostrare che l'annullamento ha effettivamente investito il nucleo della decisione relativo alla responsabilità o che le statuizioni ritenute immutabili non hanno autonomia funzionale; altrimenti i criteri giurisprudenziali tendono a riconoscere l'operatività dei termini massimi.
  • La giurisprudenza consente di considerare il giudicato come progressivamente formato: decisioni parziali non annullate e aventi autonomia possono fondare l'applicazione di regole più restrittive in materia di misure cautelari.

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