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Ordinanza

Ordinanza n. 2045/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma dell'ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (sezione quarta) n. 02482/2026, resa tra le parti;

Giustizia amministrativa202603735

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza cautelare del TAR Lazio che aveva respinto la domanda cautelare proposta contro l'operato del CNEL in materia di attribuzione del codice alfanumerico a un contratto collettivo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazioni e controinteressati)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'associazione appellante ha impugnato l'ordinanza cautelare del TAR Lazio deducendo, in sostanza, l'illegittimità dell'attribuzione, in sede di rinnovo, del medesimo codice alfanumerico a un contratto collettivo, contestando la sussistenza del potere del CNEL di svolgere verifiche sulla continuità del contratto e sulla modifica dei soggetti firmatari. Il giudizio cautelare riguardava il fumus boni iuris e il periculum in mora dell'impugnazione proposta in primo grado.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello cautelare. Quanto al fumus boni iuris, ha ritenuto che, sebbene l'ordinamento non attribuisca al CNEL il potere di valutare la validità o la rappresentatività del contratto collettivo ai fini della registrazione nell'Archivio nazionale, il potere di attribuire a un accordo di rinnovo il medesimo codice alfanumerico di un contratto precedente implica necessariamente il potere di identificare il contratto cui il codice si riferisce e di compiere una verifica minima di continuità. Tale verifica può considerare anche la modifica dei soggetti firmatari. Quanto al periculum in mora, il pregiudizio dedotto dall'appellante è stato ritenuto recessivo rispetto all'interesse pubblico a evitare l'incertezza derivante dall'attribuzione dello stesso codice ad accordi sindacali sottoscritti da parti differenti. L'appellante è stata condannata alle spese della fase cautelare, liquidate in euro 1.500,00 oltre accessori di legge in favore di ciascuna parte costituita.

Norme richiamate

  • art. 62 c.p.a.

    Disciplina l'appello cautelare contro l'ordinanza del giudice di primo grado.

  • art. 17 l. 936/1986

    Fondamento dell'Archivio nazionale dei contratti collettivi e della distinzione tra nuovo contratto e accordo di rinnovo; tale distinzione presuppone una verifica minima di continuità.

  • art. 16-quater d.l. 76/2020, conv. in l. 120/2020

    Concorre a fondare il potere di attribuzione del codice alfanumerico unico ai contratti collettivi.

Massime di principio

  • Il potere amministrativo di attribuire a un contratto collettivo rinnovato il medesimo codice identificativo di un contratto precedente implica necessariamente il potere di identificare il contratto cui il codice si riferisce e di verificare, in termini minimi, la continuità tra i due accordi.
  • La verifica minima di continuità tra un contratto collettivo originario e il relativo accordo di rinnovo può considerare la modifica dei soggetti firmatari, senza comportare necessariamente una valutazione della validità o della rappresentatività delle organizzazioni sottoscriventi.
  • In sede cautelare, l'interesse pubblico a evitare l'incertezza derivante dall'attribuzione del medesimo codice identificativo ad accordi sindacali conclusi da parti firmatarie differenti può prevalere sul pregiudizio prospettato dall'appellante.

Come è indicizzato

MaterieTutela cautelareDecisione e riti speciali
RamiProcesso amministrativoEnti locali e organizzazione amministrativa
IstitutiTutela cautelareDiscrezionalità amministrativa e tecnicaPonderazione degli interessi e interesse pubblico

Testo integrale

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