Cassazione Penale, Sentenza n. 28543/2024 del 16/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto l'istanza di sospensione dell'ordine di demolizione di un manufatto abusivo. La ricorrente denunciava vizio di motivazione e violazione dell'art. 8 CEDU perché non sarebbe stato adeguatamente valutato l'impatto della demolizione su una persona di 76 anni, in gravi condizioni economiche (pensione sociale di € 698,59) e senza alloggio alternativo; contestava inoltre errori e contraddizioni nella valutazione della superficie dell'immobile e la mancata considerazione dello stato di indigenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente applicato il test di proporzionalità (interna e secondo criteri derivati dalla CEDU e dalla giurisprudenza di legittimità), valutando elementi decisivi: il lungo periodo trascorso (oltre 15 anni) dal passaggio in giudicato dell'ordine di demolizione; la gravità e l'entità dell'abuso (l'opera era stata progressivamente ampliata da mq 50 a mq 600, con interventi anche nonostante un vincolo di sequestro); la consapevolezza dell'illiceità (domanda di condono del 1995). La ricorrente non ha fornito prove concrete atte a smentire tali rilievi (ad esempio documentazione sull'impossibilità di ottenere alloggio popolare o atti che dimostrassero diversa consistenza catastale). Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a versare € 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 8 CEDU
Il diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio va bilanciato con l'interesse pubblico alla tutela della legalità urbanistica; l'esecuzione dell'ordine di demolizione richiede il test di proporzionalità (necessità, sufficienza, proporzionalità) se l'immobile è adibito ad abituale residenza.
artt. 2 e 3 Costituzione
Riferimento ai diritti fondamentali della persona (dignità, valore della persona), utilizzati per valutare l'incidenza della demolizione sui diritti fondamentali in sede di bilanciamento con l'interesse pubblico.
Massime di principio
- La sospensione o la non esecuzione di un ordine di demolizione richiede un'analisi di proporzionalità che si attiva principalmente se l'immobile è l'abituale residenza della persona interessata (art. 8 CEDU).
- Condizioni personali rilevanti (età avanzata, scarse risorse economiche, problemi di salute) sono elementi da considerare ma non sono di per sé dispositivi: vanno valutati insieme alla consapevolezza dell'illiceità e al tempo trascorso dall'accertamento dell'abuso.
- Il tempo intercorso tra la sentenza che impone la demolizione e l'attivazione dell'esecuzione è cruciale: un arco temporale lungo riduce la probabilità di ottenere la sospensione se l'interessato ha avuto tempo per reperire soluzioni alternative o per 'legalizzare' l'immobile.
- La gravità e la tipologia dell'abuso (es. ampliamenti significativi, interventi nonostante vincoli o sequestri) pesano molto nella valutazione e possono giustificare l'esecuzione anche in presenza di condizioni personali sfavorevoli.
- Chi intende opporsi all'esecuzione ha l'onere di allegare e documentare in modo puntuale le circostanze esimenti (prova dell'impossibilità di reperire alloggio alternativo, tentativi concreti di assegnazione di edilizia pubblica, errori catastali effettivamente dimostrati). Argomentazioni generiche o non provate sono insufficienti.
- Non è consentito ottenere vantaggi dall'inerzia propria: se l'impossibilità di adempiere deriva dalla condotta o dal mancato adempimento dell'interessato, ciò indebolisce la richiesta di sospensione.
Testo integrale
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