Cassazione Penale, Sentenza n. 822/2024 del 09/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente deduceva un vizio di motivazione relativo alla configurazione del reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.), sostenendo che i fatti denunciati si riducevano a tre episodi distinti (Natale 2020, marzo e luglio 2021) collegati all'abuso di alcol e non costituivano una condotta "abituale" idonea a creare un regime di vita vessatorio; lamentava inoltre che i giudici non avessero valutato l'incidenza della sporadicità delle condotte sul dolo richiesto dalla norma.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile, confermando la valutazione dei giudici di merito che avevano ritenuto sussistenti i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. La Cassazione ha ritenuto corretta la valutazione complessiva dei fatti (non parcellizzata), osservando che i tre momenti di maggiore aggressività, protrattisi talvolta per più giorni, e la costante paura dei familiari dimostravano l'esistenza di un "clima persistente di paura" e, quindi, l'abitualità della condotta e il dolo. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 572 codice penale
La norma richiede l'abitualità di condotte vessatorie che impongano un regime di vita mortificante; la Corte interpreta che tale abitualità può desumersi anche da episodi non continuativi se, valutati nel loro insieme, hanno creato un clima persistente di paura e limitazione della libertà della vittima.
Giurisprudenza citata (Sez.6, n. 45037 del 2/12/2010; Sez.6, n. 37019 del 27/5/2003; Sez.6, n. 37978 del 3/7/2023; Sez.6, n. 43307 del 20/9/2023; Sez.3, n.1508 del 16/10/2018)
I precedenti richiamati consolidano il principio che il reato di maltrattamenti non è integrato da episodi meramente episodici e isolati; tuttavia la giurisprudenza ammette che episodi anche separati nel tempo possano essere valutati globalmente per accertare l'idoneità a imporre un regime di vita vessatorio. Inoltre, sul piano soggettivo, è sufficiente la consapevolezza di persistere in un'attività vessatoria, non l'intenzione di sottoporre la vittima a sofferenze in modo continuativo.
Massime di principio
- La sussistenza del reato di maltrattamenti in famiglia è una valutazione eminentemente di fatto: il giudice deve considerare il quadro complessivo e non solo il numero isolato di episodi.
- Episodi violenti o minacciosi, anche se separati nel tempo, possono integrare l'abitualità se hanno prodotto un "clima" permanente di paura e condizionamento nella vita familiare.
- La prova della abitualità si fonda sull'effetto prodotto sulle vittime (limitazione della libertà, timore costante), non solo sulla frequenza numerica degli atti.
- La tesi difensiva che isola singoli episodi ("lettura parcellizzata") rischia di fallire se emergono elementi che dimostrano l'incidenza continuativa delle condotte sulla quotidianità dei conviventi.
- L'elemento soggettivo richiesto dall'art. 572 c.p. può essere ravvisato nella consapevolezza dell'agente di persistere in comportamenti vessatori, senza necessità della volontà di infliggere sofferenze ininterrotte.
- Fattori come l'abuso di alcol e dichiarazioni di familiari (paura permanente) sono elementi ritenuti significativi per accertare la persistenza del comportamento vessatorio.
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