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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41074/2024 del 07/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto che, in assenza di elementi per una pronuncia ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p., il reato risultava estinto per remissione di querela ai sensi dell'art. 152 c.p.p.. L'estinzione del reato ha travolto anche le relative statuizioni civili. Perciò la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali (ai sensi dell'art. 340, comma 4, c.p.p.).

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Fratini impugnava la sentenza della Corte d'appello di Perugia che aveva confermato la sua condanna per il reato di lesioni personali (art. 582 c.p.). Nel corso del giudizio di cassazione sono stati prodotti i verbali comprovanti la remissione di querela da parte della persona offesa (Stazione CC di Orvieto, 12/04/2024) e l'accettazione della remissione da parte dell'imputato (Stazione CC di Monteleone di Orvieto, 01/04/2024). La questione principale era quindi se, alla luce di tali atti, il reato dovesse considerarsi estinto e conseguentemente se la sentenza impugnata dovesse essere annullata.

Norme richiamate

  • art. 582 cod. pen.

    Definisce il reato ascrittogli (lesioni personali). Serve a identificare la fattispecie oggetto del procedimento, ma non incide sulla estinzione per remissione di querela.

  • art. 152 cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto applicabile l'art. 152 c.p.p. per dichiarare l'estinzione del reato in conseguenza della remissione di querela. In sostanza, la remissione valida comporta l'estinzione del reato e l'annullamento della sentenza penale di condanna.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Citato per escludere l'eventualità che si proceda ad altra pronuncia prevista da tale norma: la Corte ha rilevato l'assenza di elementi che permettessero una pronuncia alternativa ex art. 129, comma 2, e quindi ha proceduto a dichiarare l'estinzione ai sensi dell'art. 152 c.p.p.

  • art. 340, comma 4, cod. proc. pen.

    La norma è stata richiamata per statuire la imputazione delle spese: la Corte ha disposto che le spese processuali siano a carico del querelato (cioè dell'imputato/condannato nel procedimento), come previsto da detta disposizione.

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 2, n. 37688 del 08/07/2014, Gustinetti; Sez. 5, n. 41316 del 16/04/2013, Tucci; Sez. 6, n. 13661 del 06/02/2004, Franceschini)

    Viene riaffermato il principio consolidato secondo cui l'estinzione del reato per remissione di querela travolge le statuizioni civili connesse: la sopravvenuta estinzione penale comporta effetti anche sul piano civile collegato al processo penale.

Massime di principio

  • La remissione di querela, validamente proposta dalla persona offesa e accettata dall'imputato, può estinguere il reato anche dopo pronunce di condanna, determinando l'annullamento della sentenza penale impugnata.
  • Quando il reato risulta estinto per remissione di querela ai sensi dell'art. 152 c.p.p., le statuizioni civili collegate al giudizio penale vengono travolte e perdono efficacia.
  • La produzione in Cassazione di documenti che dimostrino la remissione di querela e l'accettazione dell'imputato è idonea a far dichiarare l'estinzione del reato se non sussistono elementi che impongano diversa pronuncia (es. ai sensi dell'art. 129 c.p.p.).
  • L'estinzione del reato non esclude la possibile condanna alle spese processuali: il giudice può comunque addebitare le spese all'imputato/querelato conformemente alle norme processuali (art. 340, comma 4, c.p.p.).
  • In situazioni analoghe è opportuno acquisire e depositare tempestivamente i verbali di remissione e di accettazione per ottenere l'effetto estintivo; è altresì importante verificare la presenza di eventuali profili ostativi (es. vizi nella remissione) che potrebbero impedire l'estinzione.

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