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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15628/2024 del 16/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza del tribunale di Lecce che li aveva condannati per la detenzione, ai fini di vendita, di alimenti in cattivo stato di conservazione (art. 5 lett. ID) e art. 6 L. 283/1962). In cassazione sollevavano un unico motivo comune deducendo vizi di motivazione ai sensi dell'art. 606 comma 1 lett. b) ed e) c.p.p. e contestavano la mancata concessione dei benefici di legge, in particolare della sospensione condizionale della pena e della non menzione, senza però specificare in primo grado né in sede di impugnazione elementi di fatto e diritto idonei a giustificare tali concessioni; richiamavano genericamente precedenti penali definiti "datati" e "irrilevanti".

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per manifesta infondatezza procedendo alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e alla misura equitativa di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende. La Corte ha ritenuto che la richiesta dei benefici di legge fosse del tutto generica e non supportata da allegazioni puntuali in fatto e diritto tali da imporre al giudice d'appello di concedere d'ufficio la sospensione condizionale della pena o di motivare sul punto; per tale ragione il motivo di ricorso non poteva retto e l'atto è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • Legge 30 aprile 1962 n. 283

    art. 5 lett. ID) e art. 6

    Fondamento della condanna: la detenzione, in vista della vendita, di alimenti in cattivo stato di conservazione integra la fattispecie prevista dalla L. 283/1962; la Corte ha confermato la condanna sotto tale profilo.

  • Codice di procedura penale

    art. 606 comma 1 lett. b) ed e); art. 616

    Art. 606 c.p.p.: specifica i motivi di ricorso per cassazione richiamati dai ricorrenti; la Corte ha ritenuto i motivi infondati per mancanza di specificità. Art. 616 c.p.p.: applicato per l'onere alle spese processuali a carico dei ricorrenti per inammissibilità.

  • Sentenza della Corte Costituzionale

    Richiamata in relazione al parametro per l'applicazione della sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende: la Corte ha ritenuto che non sussista colpa grave nella determinazione della inammissibilità e ha comunque disposto il versamento equitativo di euro 3.000.

  • Giurisprudenza della Cassazione

    Sez. 1 n. 44188 del 20/09/2023 Rv. 285413 - 01

    Principio secondo cui il giudice d'appello non è tenuto a concedere d'ufficio la sospensione condizionale della pena né a motivare sul punto se la richiesta dei benefici è generica e priva di elementi fattuali che ne giustifichino la concessione.

Massime di principio

  • Le richieste di benefici di legge (es. sospensione condizionale della pena, non menzione) devono essere formulate con specificità sia in primo grado sia in sede di impugnazione: richieste generiche possono rendere inammissibile o infondato il gravame.
  • In appello e in cassazione il giudice non è obbligato a concedere d'ufficio benefici non espressamente e adeguatamente motivati dalle parti; l'assenza di allegazioni fattuali e giuridiche impedisce l'accoglimento automatico.
  • Per ottenere la sospensione condizionale della pena o la non menzione è necessario indicare elementi concreti (circostanze personali, precedenti rilevanti, eventuali misure riparatorie) che giustifichino l'applicazione del beneficio.
  • La genericità delle deduzioni difensive relative ai precedenti penali (es. definirli semplicemente "datati" o "irrilevanti") non sostituisce la necessaria dimostrazione e può essere disregarded dalla Corte.
  • In caso di inammissibilità manifestamente fondata, la Corte può condannare i ricorrenti alle spese processuali e disporre un versamento alla Cassa delle Ammende, valutando l'eventuale responsabilità nella determinazione della inammissibilità.

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