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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41119/2022 del 02/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione, in cassazione, dell'ordinanza che aveva rigettato il riesame contro il decreto di sequestro probatorio convertito in sequestro preventivo (decreti del GIP del 28/02/2022 e 07/03/2022). Il ricorrente censura: 1) violazione di legge per insussistenza del fumus commissi delicti, con particolare riferimento all'elemento soggettivo (sosteneva di essersi tenuto distante dalla gestione sociale e richiamava il decorso temporale tra i fatti e la misura); 2) illegittimità della conversione del sequestro probatorio in sequestro preventivo per presunta violazione dell'art. 321, comma 2, c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha ritenuto che si trattasse di censure generiche sulla motivazione, non attinenti ai limiti del sindacato di legittimità ex art. 325 c.p.p. Ha confermato che il Tribunale del riesame aveva correttamente considerato gli atti d'indagine e la posizione specifica del ricorrente (ruolo di consulente del lavoro delle società coinvolte e legami familiari con altro indagato che aveva ammesso gli addebiti), ravvisando la sua decisiva collaborazione professionale nella commissione dell'evasione tramite società cartiere. Ha inoltre ritenuto legittima la conversione del sequestro, poiché gli strumenti informatici risultavano impiegati per commettere i reati e quindi suscettibili di confisca. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, in via equitativa, a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende. Decisione depositata il 5 ottobre 2022.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000 (artt. 2, 5, 8, 10-ter, 10-quater)

    Le norme individuano i delitti tributari contestati; la Corte richiama che gli accertamenti del GIP e del riesame si sono svolti nell'ambito delle fattispecie previste da tali articoli

  • art. 321, comma 2, c.p.p.

    Norma che disciplina la conversione del sequestro probatorio in sequestro preventivo; la Corte ha ritenuto che la conversione fosse motivata correttamente perchè gli oggetti sequestrati erano stati usati per commettere reati e quindi suscettibili di confisca

  • art. 325 c.p.p.

    Limiti del sindacato della Corte di Cassazione: può censurare le misure cautelari reali solo per violazione di legge; le censure meramente motivazionali o di fatto non sono ammissibili

  • art. 616 c.p.p.

    Norma richiamata per l'onere delle spese in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in relazione alla valutazione sulla condanna alla somma per la Cassa delle Ammende: la Corte ha ritenuto che il ricorso non fosse presentato con colpa grave nella determinazione della causa di inammissibilità, ma comunque ha disposto un versamento equitativo di euro 3.000,00

Massime di principio

  • In cassazione contro misure cautelari reali il sindacato è limitato: le censure devono riguardare violazioni di legge e non semplici contestazioni sulla valutazione probatoria o motivazionale (art. 325 c.p.p.).
  • Per impugnare la conversione del sequestro probatorio in preventivo è necessario dimostrare specifiche violazioni della normativa procedurale (es. art. 321 c.p.p.) o l'assenza di legame tra gli oggetti sequestrati e il reato; asserzioni generiche non sono sufficienti.
  • La qualità e i legami professionali o familiari del soggetto (es. ruolo di consulente del lavoro, rapporti con altri indagati) possono essere ritenuti elementi importanti per ricostruire il contributo alla commissione del reato e giustificare misure reali.
  • La convertibilità del sequestro e la confisca richiedono che gli oggetti siano concretamente utilizzati o strumentali alla commissione del reato; per contrastare la confisca occorre provare l'assenza di tale funzionalità criminale.
  • Ricorsi manifestamente infondati possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanna alle spese e, in casi valutati dal giudice, versamento alla Cassa delle Ammende; è quindi strategico concentrare i motivi su errori di diritto e fornire prove documentali precise.
  • Quando si contesta il fumus commissi delicti, è utile produrre elementi concreti che smentiscano la partecipazione o la conoscenza degli illeciti (documenti, incarichi formali, evidenze temporali) e non solo deduzioni generiche sul comportamento.

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