Cassazione Penale, Sentenza n. 33972/2025 del 16/10/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto di competenza sul procedimento relativo all'opposizione alla richiesta di archiviazione promossa dalla persona offesa Lucio Varriale per reati previsti dagli artt. 323 e 328 c.p., nel quale è indagato, tra gli altri, il magistrato Giovanni Pio Luciano Melillo. Il GIP di Roma aveva dichiarato la propria incompetenza ritenendo applicabile la regola speciale dell'art. 11‑bis c.p.p. (richiamando l'art. 11 c.p.p.) a causa della nomina di Melillo a Procuratore Nazionale Antimafia; il GIP di Perugia ha sollevato conflitto contestando tale lettura e sostenendo che la disciplina di cui all'art. 11 e 11‑bis c.p.p. non si applica ai magistrati della Direzione Nazionale Antimafia che svolgono funzioni a carattere nazionale, salvo il caso in cui siano effettivamente applicati a una direzione distrettuale antimafia ai sensi dell'art. 105 d.lgs. 159/2011.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato sussistente il conflitto e lo ha risolto affermando la competenza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma. La Corte ha ritenuto che i magistrati della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo svolgono funzioni di carattere nazionale e, pertanto, l'art. 11 c.p.p. (e il richiamo operato dall'art. 11‑bis) non si applicano se non quando il magistrato sia stato concretamente applicato ad una direzione distrettuale antimafia ai sensi dell'art. 105 d.lgs. 159/2011. Ne consegue che, posto il ruolo nazionale del Procuratore Nazionale Antimafia, la competenza territoriale rimane quella ordinaria individuata nel foro di Roma e gli atti sono trasmessi al GIP di Roma per il prosieguo.
Norme richiamate
art. 28 cod. proc. pen.
Individua la situazione di conflitto di competenza tra giudici e la competenza della Corte di cassazione a decidere; la Corte ne dichiara l'esistenza e procede alla risoluzione.
art. 11 cod. proc. pen.
Disciplina speciale di attribuzione della competenza per i procedimenti riguardanti magistrati in rapporto al distretto di Corte d'appello in cui il magistrato esercitava le funzioni al momento del fatto; la Corte ribadisce che il criterio è ancorato alla dimensione distrettuale e non si estende ai magistrati con competenza nazionale.
art. 11‑bis cod. proc. pen.
Stabilisce che per i magistrati addetti alla Direzione Nazionale Antimafia la competenza è determinata ai sensi dell'art. 11; la Corte interpreta l'art. 11‑bis in coordinamento con l'art. 11 e ritiene che la norma operi solo quando il magistrato DNAA sia stato applicato ad una direzione distrettuale (art. 105 d.lgs. 159/2011).
art. 12 cod. proc. pen.
Richiamato come criterio di connessione (fatti connessi); usato nella discuter la estensione della competenza agli eventi connessi al fatto attribuito al magistrato.
art. 105 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159
Regola le applicazioni dei magistrati della DNAA alle direzioni distrettuali; la Corte individua in questa norma la condizione in cui la competenza speciale di cui all'art. 11‑bis può effettivamente operare.
art. 54 cod. proc. pen.
Riferito dal Procuratore generale per influenzare la questione, ma la Corte ne osserva la natura e ritiene insufficiente il provvedimento invocato per ribaltare l'interpretazione data.
Corte costituzionale, giurisprudenza (sent. n. 390/1991 e altre)
Richiamata per la ratio dell'art. 11 (tutela del diritto di difesa e dell'imparzialità del giudice) e per i limiti costituzionali all'estensione della deroga territoriale.
Cass. Sez. 1, n. 43866 del 23/10/2024
Precedente interno recentissimo che ha già chiarito la non applicabilità automatica dell'art. 11 (e quindi dell'art. 11‑bis) ai magistrati della DNAA non applicati a uffici distrettuali; la Corte lo conferma e lo segue.
Cass. Sez. 1, n. 26263 del 27/05/2025
Ulteriore pronuncia recente della stessa sezione richiamata come supporto della interpretazione consolidata adottata dal Collegio.
Massime di principio
- L'art. 11 c.p.p. è una deroga territoriale alle regole ordinarie di competenza e rileva solo con riferimento a magistrati che esercitano funzioni nel contesto distrettuale; non si estende di per sé ai magistrati con competenza nazionale.
- L'art. 11‑bis c.p.p. va interpretato in coordinamento con l'art. 11: i magistrati della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo sono sottratti alla regola dell'art. 11 salvo che siano stati concretamente applicati a una direzione distrettuale ai sensi dell'art. 105 d.lgs. 159/2011.
- Quando un magistrato nazionale (es. della DNAA) ha sede organizzativa a Roma o altra città per ragioni logistiche, ciò non determina automaticamente uno spostamento della competenza territoriale: è necessario verificare la reale dimensione operativa (nazionale vs. distrettuale) e la concreta applicazione a un ufficio distrettuale.
- In presenza di dubbi sulla competenza territoriale connessi alla qualità istituzionale del soggetto coinvolto, la risoluzione può avvenire tramite il conflitto di competenza previsto dall'art. 28 c.p.p., rimettendo la decisione alla Corte di Cassazione.
- Se il magistrato DNAA è stato temporaneamente applicato a una direzione distrettuale per svolgere funzioni giudiziarie in quel distretto (art. 105 d.lgs. 159/2011), allora può trovare applicazione la disciplina degli artt. 11 e 11‑bis c.p.p.; in assenza di tale applicazione il criterio ordinario di competenza territoriale rimane prevalente.
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