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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46/2025 del 02/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di rigetto del riesame avverso il decreto di perquisizione e sequestro probatorio (studi professionali, perquisizione personale e perquisizione informatica con acquisizione di contenuti e copia forense). Si contestava che il decreto fosse "onnicomprensivo" e carente perché non indicava le specifiche informazioni oggetto di ricerca, i criteri di selezione del materiale informatico, né la perimetrazione temporale dei dati di interesse; si denunciava violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità e si sosteneva che il sequestro avesse carattere esplorativo. Si deducevano violazioni di legge (art. 606 c.1 lett. c) ed e) c.p.p. rispetto all'art. 275 c.p.p.). Inoltre si lamentavano modalità esecutive e la presenza nella copia forense di dati attinenti alla vita privata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il decreto del Pubblico Ministero e l'ordinanza del Tribunale del riesame rispettassero i principi di proporzionalità e adeguatezza: il decreto indicava i reati ipotizzati, l'ambito temporale indicativo, gli elementi indiziari e gli specifici beni e documenti ricercati (inclusa documentazione digitale attinente all'attività extramoenia e i prospetti turnazioni 2022-2024). La Corte ha osservato che eventuali eccessi nell'esecuzione (apprensione di dati non pertinenti sul posto) riguardano il momento esecutivo e non la legittimità del provvedimento genetico; inoltre la difesa ha formulato doglianze generiche senza indicare dettagliatamente i dati da tutelare o chiedere la restituzione/estrazione/cancellazione, e non ha contestato i presupposti della fattispecie di reato. Perciò il ricorso è risultato generico e manifestamente infondato. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 a titolo di somma equa alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art.606, comma 1, lett. c) ed e), cod. proc. pen.

    Norma sul motivo di ricorso per cassazione richiamata quale presunta violazione di legge processuale; la Corte ha ritenuto il motivo generico e non provato.

  • art.275 cod. proc. pen.

    Norma sulla perquisizione e sequestro probatorio; la censura richiamava l'omissione di specificazioni nel decreto ai sensi dei criteri giurisprudenziali relativi ai sequestri informatici.

  • Giurisprudenza - Sez. 6, n. 17312 del 15/02/2024 (Corsico)

    «In tema di sequestro probatorio di dati contenuti in dispositivi informatici o telematici, il decreto del pubblico ministero, al fine di consentire una adeguata valutazione della proporzionalità della misura sia nella fase genetica che in quella esecutiva, deve illustrare le ragioni per cui è necessario disporre un sequestro esteso e omnicomprensivo o, in alternativa, le specifiche informazioni oggetto di ricerca, i criteri di selezione del materiale informatico archiviato nel dispositivo, la giustificazione dell'eventuale perimetrazione temporale dei dati di interesse in termini sensibilmente difformi rispetto ai confini temporali dell'imputazione provvisoria e i tempi entro cui verrà effettuata tale selezione, con conseguente restituzione anche della copia informatica dei dati non rilevanti»

    Il principio è applicato: il decreto impugnato è stato ritenuto adeguatamente motivato e con sufficiente delimitazione degli interessi probatori, per cui non si configura un sequestro meramente esplorativo.

  • art.325 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il ricorso in materia di misure cautelari e sequestri (ricorso ex art.325 richiamato come rimedio esperito).

  • art.616 cod. proc. pen.

    Norma che consente alla Corte di Cassazione, in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato per colpa, di condannare il ricorrente al pagamento di una somma; applicata per il versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

  • art.640, comma 2, n.1 cod. pen. e art.55-quinquies d.lgs.165/2001

    Norme sostanziali relative ai reati contestati all'indagato (truffa aggravata e disciplina del pubblico impiego) che hanno giustificato l'ambito delle indagini e il sequestro probatorio richiesto.

  • Corte Cost. 13 giugno 2000, n.186

    Richiamata in relazione ai profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e alla valutazione dell'entità della sanzione pecuniaria prevista dall'art.616 c.p.p.

Massime di principio

  • Il decreto di sequestro probatorio che riguardi dispositivi informatici deve o motivare perché sia necessario un sequestro "esteso e omnicomprensivo" oppure indicare con precisione le informazioni oggetto di ricerca, i criteri di selezione dei dati, la perimetrazione temporale e i tempi di selezione/restauro e restituzione; senza ciò può essere censurato.
  • Le modalità di esecuzione (es. presa di copie forensi, apprensione di dati non pertinenti) devono essere contestate con specificità: il ricorrente deve indicare quali dati ritiene privati o estranei e chiedere espressamente restituzione, estrapolazione o cancellazione; doglianze generiche sono destinatarie di inammissibilità.
  • La valutazione di proporzionalità e adeguatezza riguarda sia la fase genetica (provvedimento del PM) sia la fase esecutiva; tuttavia eventuali eccessi materiali nell'esecuzione rilevano nella sede idonea (impugnazioni o rimedi specifici) e non necessariamente invalidano il provvedimento genetico se questo è correttamente motivato.
  • Se il decreto indica chiaramente i reati, il periodo temporale di riferimento e gli elementi indiziari nonché gli oggetti e finalità della ricerca, è meno vulnerabile la censura sulla cd. 'onnicomprensività'.
  • Per la difesa è strategico non limitarsi a censure generiche: occorre dettagliare i dati sensibili o estranei, fornire elementi probatori o richieste precise (restituzione parziale, estrazione selettiva, cancellazione) e, se si contesta l'esecuzione, specificare in che modo l'operato degli esecutori ha ecceduto rispetto al decreto.

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