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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50036/2023 del 15/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Roma che aveva rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo relativo all'immobile occupato dal ricorrente, ipotizzando il reato di cui all'art. 633 c.p. Il difensore ha dedotto: (i) che il Tribunale aveva erroneamente ritenuto sussistente il fumus commissi delicti basandosi su un presupposto errato circa i "diritti dominicali" di Monteforte sull'immobile (sostenendo che l'immobile sarebbe stato lasciato in eredità alla sorella, documentazione allegata dopo il riesame); (ii) carenza di motivazione nella valutazione della normativa regionale (art. 22, comma 149, L.R. Lazio n. 1/2020) circa la possibilità di legittimo affidamento e la presentazione della domanda di sospensione; (iii) applicabilità dello stato di necessità dato l'assenza di altra abitazione disponibile e l'attualità del pericolo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che: (a) non è consentito introdurre nuovi documenti in sede di legittimità per contestare i fatti su cui si fonda la decisione impugnata; (b) il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali è sindacabile soltanto per violazione di legge (art. 325 c.p.p.) e non per rinnovata valutazione degli elementi di fatto; (c) il principio consolidato secondo cui l\'occupazione illecita può essere giustificata dallo stato di necessità solo in presenza di un pericolo imminente di danno grave alla persona non ricorre nel caso di difficoltà economiche ordinarie. Nessuna censura è stata proposta sul periculum. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell\'art. 616 c.p.p., al versamento alla Cassa delle ammende di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • art. 633 c.p.

    Norma richiamata quale fattispecie penale ipotizzata (occupazione illecita). La Corte non entra nel merito della valutazione di fatto della consumazione del reato in sede di legittimità quando il ricorso mira a rimettere in discussione gli elementi fattuali

  • art. 22, comma 149, L.R. Lazio n. 1/2020

    Norma regionale riferita alla possibilità di chiedere la sospensione dell\'obbligo di rilascio. La Corte ha ritenuto che non fosse ammissibile valutare in cassazione istanze o documenti prodotti dopo la decisione del riesame e che la presentazione della domanda successiva non potesse rinnovare la valutazione cautelare in sede di legittimità

  • art. 325 c.p.p.

    Limita il sindacato della Corte di Cassazione sui provvedimenti cautelari reali ai motivi attinenti a violazione di legge; non consente la revisione degli elementi di fatto che hanno sorretto il provvedimento impugnato

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede la condanna alle spese e l\'eventuale ammenda in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per imporre al ricorrente il pagamento delle spese e della somma di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez.2, sent. n.28067/2015)

    Principio consolidato richiamato: lo stato di necessità scrimina l\'occupazione illecita solo se vi è pericolo imminente di danno grave alla persona; difficoltà economiche permanenti non legittimano l\'occupazione

Massime di principio

  • In cassazione non è possibile introdurre e fondare il ricorso su documenti prodotti dopo la decisione impugnata; la Corte di legittimità valuta la motivazione e la legalità del provvedimento sulla base degli atti già depositati
  • Il sindacato della Corte di Cassazione sui provvedimenti cautelari reali è limitato ai profili di violazione di legge (art. 325 c.p.p.); non è ammesso un riesame dei fatti o della valutazione probatoria
  • Lo stato di necessità può giustificare l\'occupazione di un immobile solo se sussiste un pericolo imminente e grave per la persona; condizioni di disagio o difficoltà economica ordinaria non sono sufficienti
  • La normativa regionale che prevede procedure di sospensione dell\'obbligo di rilascio richiede il rispetto dei presupposti temporali e sostanziali previsti: istanze tardive o presentate dopo il provvedimento impugnato difficilmente possono essere valutate in sede di cassazione
  • Quando si impugnano provvedimenti cautelari è essenziale censurare espressamente i profili di periculum e fumus nei limiti consentiti dal rito; lacune nella censura procedono verso l\'inammissibilità
  • Il deposito e l\'allegazione tempestiva di documentazione probatoria nel grado in cui si decide il provvedimento cautelare è determinante: la mancata produzione documentale nel tempo utile preclude la loro valutazione in cassazione

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