Cassazione Penale, Sentenza n. 06317/2026 del 17/02/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza per quattro motivi principali: 1) contraddittorietà della motivazione rispetto al diverso trattamento del coimputato Colucci, laddove il profilo genetico sul passamontagna è stato ritenuto prova piena per il Crescenzic e mero indizio per Colucci; 2) inaffidabilità degli esiti peritali genetici per presunta insufficienza dei "loci" e possibile contaminazione del reperto; 3) e 4) assenza di forza inferenziale della circostanza che le ruote della Mercedes fossero trovate nella Lancia in uso al ricorrente, cioè che tale rinvenimento non sarebbe di per sé indicativo della partecipazione del ricorrente al furto in abitazione (capo B) e al furto dell'autovettura (capo C), e che la partecipazione al furto in abitazione non prova la partecipazione agli altri reati contestati.
La decisione
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto lecita e logica la valutazione complessiva e unitaria degli indizi effettuata dai giudici di merito (contiguità spazio-temporale dei fatti, rinvenimento di due ruote della Mercedes nella Lancia in uso al ricorrente, nella Mercedes rinvenimento di oggetti rubati dall'abitazione della vittima, sacca con attrezzi da scasso e passamontagna con profili genetici riferibili al ricorrente e al Colucci). La Corte ha richiamato i criteri di valutazione degli indizi ex art. 192 cod. proc. pen. (gravità, precisione, concordanza) e il divieto di utilizzare una presunzione derivata da un altro fatto ignoto come base per ulteriori inferenze. Ha inoltre rilevato che la diversa sorte processuale del coimputato non rende contraddittoria la motivazione quando sussistono differenze nel materiale probatorio. Quanto agli accertamenti genetici, anche se imperfetti, possono valere come elemento indiziario se inseriti in un quadro probatorio complessivo. Conclusione: ricorso infondato, confermata la condanna e pronuncia di condanna alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 192 cod. proc. pen.
Richiamato come criterio per la valutazione degli indizi: questi devono essere gravi, precisi e concordanti; la valutazione deve essere complessiva e non atomistica; vietata la catena di abduzioni (non si può usare un fatto ignoto come fonte per una nuova presunzione).
Principio del "dubbio ragionevole" (giurisprudenziale)
Ribadito che l'assoluzione è obbligatoria solo se persiste un dubbio ragionevole, ossia una alternativa concretamente plausibile e supportabile dalle risultanze processuali; ipotesi meramente astratte o prive di riscontro concreto non bastano.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiami a precedenti indicati nella motivazione)
Usata per definire i criteri di valutazione degli indizi e per precisare i limiti del sindacato di legittimità (la Corte di legittimità controlla la coerenza logico-giuridica della motivazione, non la valutazione di merito dei singoli indizi).
Massime di principio
- La valutazione degli indizi deve essere complessiva: indizi singolarmente equivoci possono, se gravi, precisi e concordanti, produrre prova logica unitaria sufficiente a escludere il dubbio ragionevole.
- Il giudice di legittimità non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione della gravità e della precisione dei singoli indizi; può però sindacarne la coerenza logico-giuridica e il rispetto dei criteri dell'art. 192 c.p.p.
- Non è per se' incompatibile una diversa decisione nei confronti di coimputati quando il materiale probatorio è diverso per ciascuno: la differente posizione probatoria giustifica trattamenti processuali differenti.
- Accertamenti genetici imperfetti (es. numero di loci non ideale) non sono necessariamente privi di valore: possono comunque assumere rilievo indiziale se inseriti in un quadro probatorio coerente e corroborato da altri elementi.
- È vietato fondare condanne su catene di presunzioni costruite su fatti ignoti: ogni passaggio inferenziale deve poggiare su elementi noti e su massime di esperienza (evitare l'abduzione a catena).
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