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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20016/2022 del 20/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Ancona per vizio cumulativo della motivazione, lamentando il mancato riconoscimento della "desistenza attiva" (abbandono volontario del tentativo delittuoso). Sostiene che la Corte di appello ha valutato in modo selettivo il compendio probatorio, omettendo di considerare alcune dichiarazioni (in particolare quelle del sig. Zambelli) dalle quali, secondo il ricorrente, emergerebbe che lo stesso era già uscito dall'officina e si stava dirigendo verso il ciclomotore, segnando quindi una volontaria rinuncia alla prosecuzione del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere esso sostanzialmente una questione di fatto attinente alla valutazione della prova, materia non sindacabile in sede di legittimità. Ha ritenuto che la Corte di appello abbia correttamente escluso la desistenza attiva non solo sulla base delle dichiarazioni dello Zambelli (che aveva percepito lo scasso e il cui intervento aveva determinato la fuga), ma anche in base alle dichiarazioni degli operanti della Polizia Giudiziaria che confermavano come il prevenuto si fosse dato alla fuga "avvedutosi della presenza del denunciante". La Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 203 del 20/12/2011 (Rv. 251571)

    Il principio richiamato chiarisce che la desistenza attiva può ritenersi volontaria quando la determinazione dell'agente sia libera e non coartata, ossia quando la prosecuzione dell'azione non sia impedita da fattori esterni che ne renderebbero estremamente improbabile il compimento.

  • Principio di non sindacabilità, in sede di Cassazione, della valutazione della prova (orientamento consolidato)

    La Corte ricorda che la valutazione del compendio probatorio e delle dichiarazioni è questione di fatto e non costituisce motivo di legittimità idoneo a far sì che il ricorso per cassazione sia ammissibile; pertanto i rilievi meramente critici sulla valutazione probatoria sono inammissibili.

Massime di principio

  • La "desistenza attiva" (abbandono volontario del reato in corso) è rilevante solo se la decisione di desistere è libera e non determinata da fattori esterni (es. comparsa della vittima, intervento degli agenti) che renderebbero il completamento del reato improbabile; la mera fuga alla vista del denunciante di norma non integra desistenza volontaria.
  • In sede di Cassazione non è possibile ottenere l'annullamento per censure che siano esclusivamente dirette alla diversa valutazione del fatto o della prova: tali questioni attengono al merito e sono inammissibili in ricorso per cassazione.
  • Per sostenere efficacemente la sussistenza della desistenza attiva conviene provare chiaramente fatti indicativi di una rinuncia libera e cosciente (comportamenti inequivocabili di abbandono degli strumenti, dichiarazioni volontarie di rinuncia, assenza di cause esterne che impedivano la prosecuzione).
  • In fase istruttoria e di appello è importante acquisire e valorizzare tutte le dichiarazioni e le risultanze documentali che possano dimostrare la spontanea volontà di desistere; in loro assenza la Corte è legittimata a ritenere che l'interruzione dell'azione sia dovuta a fattori esterni.
  • In un ricorso per cassazione è strategico concentrare le doglianze su questioni di diritto (violazione di norme processuali o di diritto sostanziale) piuttosto che su rilievi puramente probatori, per evitare l'inammissibilità.

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