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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2930/2022 del 26/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, aveva disposto il sequestro preventivo di 153.820 euro a fini di futura confisca come presunto profitto del reato di truffa pluriaggravata contestato a Saracino in qualità di rappresentante di DATAPARSE C. Il ricorrente deduce vizi di motivazione sostenendo che la condotta non integra truffa ma mero inadempimento contrattuale, che non era necessaria la disponibilità immediata della merce, che i tempi di consegna erano compatibili con il commercio internazionale, che è stata costituita un'ATI per reperire le mascherine, che non è stato provato il dolo, che il tribunale ha errato nel ritenere sequestrabili conti personali (addebitando spese imputate a esigenze personali senza dettaglio) e che non è stata detratta dalla somma oggetto di sequestro la cifra di 10.980 euro relativa a mascherine effettivamente consegnate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso proporne censure di merito e questioni di fatto/motivazione non consentite in sede di legittimità e che non fosse stata allegata una violazione di legge idonea ad ammettere il gravame. La Corte ha ritenuto invece adeguata e sufficiente la motivazione del tribunale del riesame sul fumus del reato di truffa contrattuale, avendo trovato elementi idonei a dimostrare che la società aveva acquisito ordini consistenti senza possibilità di eseguirli e che il comportamento successivo dell'indagato era sintomatico di mala fede; inoltre ha confermato che la consegna parziale e tardiva di 5.000 mascherine non incide automaticamente sulla quantificazione del profitto del reato (rappresentato dagli acconti ricevuti) e che quindi la determinazione della somma da sequestrare era corretta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 12-sexies D.L. 306/1992

    La norma sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca è stata applicata nel senso che il sequestro è possibile quando sussiste fumus commissi delicti e quando il profitto del reato è individuabile; la possibilità di confisca non viene esclusa dal fatto che la vittima abbia diritti di restituzione o risarcimento, essendo compatibile cautelativamente il sequestro in vista della futura confisca

  • Giurisprudenza (Sez. 2, Sent. n. 18951 del 14/03/2017, Rv. 269656-01)

    Il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo per violazione di legge o vizi della motivazione così radicali da rendere l'apparato argomentativo del tutto mancante o privo dei requisiti minimi

    Principio di ammissibilità: in Cassazione contro provvedimenti cautelari si può ricorrere solo per profili di diritto o per vizi motivazionali estremi; contestazioni meramente di fatto o di apprezzamento probatorio non sono idonee a fondare l'impugnazione

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo è ammissibile principalmente per violazioni di legge o per vizi della motivazione estremi; non è lo strumento per rimettere totalmente in discussione valutazioni di fatto o apprezzamenti probatori del giudice.
  • Per disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca è sufficiente il fumus commissi delicti valutato nel suo complesso; la prova del dolo deve emergere in termini sufficienti da indizi e dal comportamento dell'indagato, non necessariamente da prove definitive.
  • La possibilità di restituzione o il fatto che la vittima abbia pretese risarcitorie non escludono automaticamente la confisca o il sequestro delle somme ritenute profitto del reato: il giudice può cautelare l'ammontare rilevante in vista della futura confisca.
  • La consegna parziale o tardiva di beni non incide automaticamente sulla quantificazione del profitto del reato rappresentato dagli acconti ricevuti; per ottenere la deduzione dalla misura cautelare è necessario dimostrare concretamente l'effettiva riduzione del profitto criminale.
  • Nel contestare la motivazione riferita a spese aziendali o addebiti sui conti societari occorre fornire documentazione dettagliata e specifica (righe contabili, giustificativi) per smentire la ricostruzione del giudice; deduzioni generiche non sono sufficienti in sede di legittimità.
  • Chi impugna dovrebbe orientare il gravame su profili di diritto chiari (es. violazione di norme processuali, carenza motivazionale radicale) e proporre calcoli alternativi e documentati se contesta la quantificazione della somma oggetto di sequestro.

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