Cassazione Penale, Sentenza n. 14229/2023 del 04/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Gli imputati hanno impugnato la sentenza di appello che aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado riqualificando il capo n.11 da corruzione in atti giudiziari a traffico di influenze (art.346‑bis c.p.), confermando condanne, pene accessorie e confische e imponendo la riparazione pecuniaria ex art.322‑quater c.p. I ricorsi deducono, tra l'altro: vizio di motivazione e violazione di legge per l'uso delle dichiarazioni del coimputato Naimoli; illegittima riqualificazione del reato (art.521 c.p.p.); carenza di prova del pactum sceleris e cattiva interpretazione delle intercettazioni; mancato riconoscimento integrale dell'attenuante ex art.323‑bis c.p.; errori nel calcolo della riparazione pecuniaria ex art.322‑quater c.p.; e difformità nella qualificazione della condotta del Sammartino (truffa vs. induzione indebita) e nella misura/sospensione dell'interdizione dai pubblici uffici.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi. Ha ritenuto corretta la riqualificazione operata in appello del capo n.11 in traffico di influenze (art.346‑bis c.p.) in quanto mancavano prove che il giudice fosse stato effettivamente contattato o condizionato, e ha confermato la fondatezza della valutazione probatoria delle dichiarazioni del coimputato Naimoli, avendo esse riscontri oggettivi (tra cui la ricezione di 22.500 euro). Ha escluso la ricostruzione in termini di truffa per Sammartino e ha ritenuto legittima l'applicazione e la durata dell'interdizione dai pubblici uffici. Quanto alla riparazione pecuniaria ex art.322‑quater c.p., la Corte ha confermato l'impostazione della Corte d'appello: dopo la riqualificazione del capo n.11 la somma riferibile a quel capo è stata scomputata, mentre per le altre condanne rileva il complessivo "prezzo o profitto" del reato e la responsabilità sanzionatoria resta collegata all'intero ammontare, in linea con la modifica normativa del 2019; pertanto i motivi di doglianza sono infondati.
Norme richiamate
art. 346‑bis cod. pen.
Norma applicata per la riqualificazione del capo n.11: integra il reato di traffico di influenze illecite quando vi sia la percezione di somme nell'ambito della funzione pubblica senza prova che si sia effettivamente riusciti a condizionare un atto; esclusa la corruzione quando mancano prove del contatto o del condizionamento del giudice.
art. 322‑quater cod. pen.
"somma equivalente al prezzo o al profitto del reato"
Dopo la modifica del 2019 la riparazione pecuniaria si determina con riferimento al prezzo o profitto del reato e non più a "quanto indebitamente ricevuto"; in casi di pluralità di autori ciascuno può essere assoggettato alla riparazione per l'intero ammontare, pur restando possibile la regolazione dei rapporti interni tra coautoreI.
art. 323‑bis cod. pen.
L'attenuante per collaborazione non comporta automaticamente la riduzione massima della pena: il giudice può valutare che la confessione non sia stata pienamente collaborativa e modulare la riduzione di conseguenza.
art. 317‑bis cod. pen.
Nel reato di traffico di influenze, ove ricorra l'attenuante di cui all'art.323‑bis, l'interdizione dai pubblici uffici va da uno a cinque anni; la Corte ha ritenuto corretto rispettare la durata minima già indicata nel primo grado, non suscettibile di ulteriore riduzione in appello.
art. 192 co. 3 cod. proc. pen.
Richiamata nella doglianza sulla valutazione delle dichiarazioni del coimputato: la Corte ha ritenuto legittima e motivata la valutazione delle dichiarazioni di Naimoli, ritenute corroborate da riscontri oggettivi (es. versamenti ricevuti).
art. 521 cod. proc. pen.
Contestata per la riqualificazione del fatto; la Corte ha stabilito che la riqualificazione non ha alterato la "identità" del fatto quando la nuova qualificazione è coerente con gli elementi di fatto accertati e non ne modifica l'oggetto sostanziale.
art. 319‑ter cod. pen. (e norme sulla corruzione)
La Corte ha spiegato che, ove manchino gli estremi della corruzione (es. contatto/condizionamento del giudice), è possibile ritenere integrato il reato meno grave del traffico di influenze ai sensi dell'art.346‑bis.
Massime di principio
- La riqualificazione giuridica di un fatto (anche in termini meno gravi) è lecita se la nuova fattispecie corrisponde agli elementi di fatto accertati: non sempre la modifica della qualifica determina un'alterazione dell'oggetto materiale del fatto.
- Le dichiarazioni rese da coimputati possono essere valutate e ritenute decisionali se accompagnate da riscontri oggettivi: l'assenza di riscontri può rendere quelle dichiarazioni inidonee a fondare una condanna.
- Dopo la modifica normativa del 2019, la riparazione pecuniaria ex art.322‑quater c.p. si quantifica sulla base del "prezzo o del profitto del reato" e non è più strettamente ancorata a quanto effettivamente percepito dal singolo; in presenza di più responsabili ciascuno può esser tenuto alla riparazione per l'intero importo, salvo regolazione interna tra controparti.
- L'attenuante per collaborazione (art.323‑bis) richiede una valutazione di merito sulla reale efficacia della collaborazione: la confessione non garantisce automaticamente la riduzione massima della pena.
- Per configurare la truffa (o l'induzione in errore a scopo patrimoniale) rispetto al traffico di influenze è necessario che emerga con sufficiente precisione l'esistenza di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio verso cui l'intermediazione sarebbe diretta; l'indicazione vaga di una "persona influente" può essere insufficiente per escludere il reato di traffico di influenze.
- La misura e la sospensione delle pene accessorie (es. interdizione dai pubblici uffici) possono essere confermate se il giudice ritiene, sulla base della gravità della condotta, che non sussistano elementi prognostici favorevoli per la concessione della sospensione condizionale.
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