Sentenza n. 855/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'ottemperanza “della sentenza n. 5008/2025 emessa dalla Sezione V quater dell'adito Tar e pubblicata in data 10.03.2025 con correlata statuizione a carico del Ministero resistente sì come, a questi, notificata sia a fini esecutivi che di decorrenza del termine breve di appello e, sì come non eseguita spontaneamente su richiesta, passata in giudicato”.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del TAR Lazio n. 5008/2025, che aveva annullato il diniego del visto di ingresso per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha agito per l'ottemperanza della sentenza del TAR Lazio n. 5008/2025, notificata all'Amministrazione il 10 marzo 2025, con la quale era stato annullato il provvedimento di diniego del visto di ingresso per lavoro subordinato emesso dall'Ambasciata italiana a Dhaka il 5 marzo 2024. Ha dedotto che, nonostante la notificazione della sentenza e il tempo trascorso, l'Amministrazione non aveva attivato il procedimento di riesame della domanda di visto. Ha chiesto al giudice di ordinare l'esatta e satisfattiva esecuzione del giudicato e di nominare, in caso di ulteriore inerzia, un commissario ad acta.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, rilevando che l'Ambasciata, pur avendo ricevuto la notificazione della sentenza già il 10 marzo 2025, non aveva attivato il procedimento di riesame della richiesta di visto. Ha quindi ordinato al Ministero di concludere il procedimento di riesame mediante l'adozione di un provvedimento espresso, esercitando il proprio potere entro gli spazi di discrezionalità lasciati liberi dal giudicato, entro 30 giorni dalla comunicazione o, se anteriore, dalla notificazione della sentenza. Per il caso di ulteriore inerzia, il Collegio ha nominato sin d'ora quale commissario ad acta il Capo dell'Ufficio Unità per i Visti della DGIEPM, con facoltà di delega a un altro dirigente o funzionario dello stesso ufficio, prevedendo che il commissario provveda entro ulteriori 30 giorni dalla richiesta del ricorrente. Il Ministero è stato condannato alle spese di lite, liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori, nonché al rimborso del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
La norma costituisce la base processuale dell'azione di ottemperanza e consente al giudice di adottare le misure necessarie per dare esecuzione al giudicato, compresa la nomina di un commissario ad acta.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati in relazione alla tutela dei dati personali e all'oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- L'Amministrazione è tenuta a dare esecuzione al giudicato che annulla un diniego amministrativo riattivando il procedimento e concludendolo con un provvedimento espresso entro il termine assegnato dal giudice dell'ottemperanza.
- Nel giudizio di ottemperanza il giudice può ordinare la riedizione del potere amministrativo, lasciando all'Amministrazione gli spazi di discrezionalità non consumati dal giudicato, senza sostituirsi ad essa nella valutazione amministrativa.
- In caso di persistente inerzia dell'Amministrazione nell'esecuzione del giudicato, il giudice può nominare sin dalla sentenza un commissario ad acta, destinato a intervenire su istanza della parte interessata decorso il termine assegnato per l'adempimento.
- La mancata riattivazione del procedimento per un periodo significativo dopo la notificazione della sentenza integra inesecuzione del giudicato e giustifica l'accoglimento dell'azione di ottemperanza.
Come è indicizzato
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