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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12143/2025 del 27/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/1990 aggravato ex art. 416-bis.1 c.p.) e numerosi reati fine di detenzione e cessione di stupefacenti. Sono stati articolati cinque motivi: 1) nullità del titolo cautelare per mancanza di autonoma motivazione rispetto alla posizione individuale; 2) insufficienza dei gravi indizi per il reato associativo, contestando la ricostruzione del cosiddetto sistema e l'assunto del divieto di approvvigionamento al di fuori del gruppo; 3) carenza probatoria e vizi di qualificazione relativamente a sette reati fine (tipo e quantità delle sostanze, necessità di riqualificazione a fattispecie meno grave); 4) mancata motivazione sulla sussistenza dellaggravante ex art. 416-bis.1 c.p. (metodo mafioso e finalità agevolatoria) rispetto alla posizione individuale; 5) inesistenza delle esigenze cautelari (ruolo marginale, precedenti limitati, modiche quantità, fatti esterni al domicilio).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso fondato in parte. Ha rigettato i motivi 1 e 2 e ha ritenuto assorbito il motivo 5; ha invece accolto i motivi 3 e 4, constatando che: a) per alcuni capi (capi 137-138-141-142-143-144-145) la motivazione del Tribunale non chiarisce tipo e quantità delle sostanze e quindi manca il necessario apprezzamento dei gravi indizi, pertanto l'ordinanza è annullata con rinvio per nuovo giudizio; b) la motivazione è sostanzialmente omessa con riguardo alla sussistenza dell'aggravante ex art. 416-bis.1 c.p. rispetto alla posizione di Recchia, per cui anche su questo punto l'ordinanza è annullata con rinvio. In sintesi: annullamento dell'ordinanza impugnata e rinvio al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio; invio alla cancelleria per gli adempimenti previsti.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 74

    art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Contestazione riguardante l'aggravamento collegato all'associazione per traffico di stupefacenti; la Corte ha mantenuto la necessità di adeguata motivazione sui gravì indizi riferiti ai singoli capi.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 73

    art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sui reati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti; la Corte ha ritenuto che per i singoli reati fine occorra specificità probatoria sul tipo e sulla quantità della sostanza per fondare il giudizio di gravità indiziaria.

  • Codice penale - art. 416-bis.1

    Aggravante per l'uso del metodo mafioso e finalità agevolatoria; la Corte ha ritenuto omessa la motivazione specifica rispetto alla posizione individuale dell'imputato e ha annullato il provvedimento per carenza motivazionale su tale agravante.

  • Codice di procedura penale - art. 309, comma 7

    art. 309, comma 7, c.p.p.

    Norma sulla competenza per il nuovo giudizio in caso di annullamento con rinvio; la sentenza rinvia al Tribunale di Catanzaro competente ai sensi di tale norma.

  • Disposizioni attuative cod. proc. pen. - art. 94, comma 1-ter

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Adempimenti della cancelleria in caso di annullamento con rinvio; la Corte ha disposto l'inoltro degli atti alla cancelleria per gli adempimenti previsti.

  • Giurisprudenza citata - Cass. sent. n. 13470/2023 (procedimento Reset)

    sentenza n. 13470 del 2023

    Precedente richiamato dal ricorrente per sostenere che la disponibilità costante di stupefacenti non prova automaticamente adesione associativa senza prova della consapevolezza della stabilità del rapporto; la Corte ha valutato il contesto investigativo complessivo e la specifica posizione dell'imputato nel confermare in parte e annullare in parte.

  • Giurisprudenza - sentenza Sezioni Unite Chioccini

    citazione della sentenza Chioccini (Sezioni Unite)

    Principi relativi all'accertamento della finalità agevolatoria e all'interpretazione dell'aggravante mafiosa; il ricorso invocava tali principi per richiedere maggiore specificità nella valutazione della posizione individuale, e la Corte ha richiamato la necessità di applicare tali criteri.

Massime di principio

  • In procedimenti complessi di criminalità organizzata la motivazione cumulativa è ammessa, ma il giudice deve comunque fornire adeguata motivazione anche sulla posizione individuale quando ne è richiesta la custodia cautelare.
  • Per configurare il reato associativo e l'aggravante ex art. 416-bis.1 c.p. non è sufficiente la mera stretta collaborazione o frequente approvvigionamento: occorre dimostrare consapevolezza della stabilità del rapporto e la rilevanza del ruolo rispetto al metodo e alla finalità mafiosa.
  • Le intercettazioni e le conversazioni captate devono consentire di individuare con sufficiente precisione il tipo e la quantità di sostanza per fondare, sul piano cautelare, il giudizio di gravità indiziaria relativo a singoli reati di spaccio.
  • Quando si impugna un provvedimento cautelare è efficace contestare la genericità della motivazione solo se si indicano elementi concreti mancanti o travisati; argomentazioni generiche sono meno persuasive.
  • La Corte di legittimità può annullare l'ordinanza solo in parte: talvolta vengono rimessi al giudice di merito specifici capi per un nuovo esame, mentre altre valutazioni vengono confermate. Preparare il ricorso tenendo conto di questa possibile parzialità.

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