Cassazione Penale, Sentenza n. 18925/2024 del 14/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione, in cassazione, dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma che aveva respinto il reclamo avverso il decreto del Ministro della Giustizia del 5/01/2023 di proroga del regime detentivo differenziato ex art. 41-bis. Il ricorrente censura che il Tribunale ha erroneamente circoscritto il proprio controllo alla mera congruità formale della motivazione del decreto, rifiutando di acquisire e valutare gli atti e le informazioni investigative posti a fondamento della proroga e le richieste istruttorie difensive; ha inoltre dedotto violazione degli artt. 41-bis Ord. pen., 125 e 666 cod. proc. pen., nonché degli artt. 27 Cost. e 6 CEDU per mancata verifica effettiva della persistenza della capacità di mantenere contatti con l'organizzazione mafiosa, trascurando indicatori favorevoli quali la condotta detentiva, i risultati del trattamento, lo stato di salute e l'esito recente di provvedimenti che avevano attenuato il rilievo probatorio di accuse pendenti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza affinché riesamini il reclamo effettuando un giudizio pieno e congruo sulla sussistenza dei presupposti per la proroga del 41-bis. In particolare ha rilevato l'errore di diritto del Tribunale nell'escludere la possibilità di sindacare la correttezza e la pertinenza delle informazioni investigative e nel non acquisire atti richiesti dalla difesa e non aver adeguatamente valutato gli elementi favorevoli (condotta carceraria, esiti del trattamento, condizioni di salute, esiti di provvedimenti intervenuti). La decisione dovrà motivare in modo effettivo la persistenza della capacità del detenuto di mantenere collegamenti con l'organizzazione e il nesso tra misure restrittive e esigenze di ordine e sicurezza.
Norme richiamate
art. 41-bis Ord. pen. (Legge n. 354/1975, disciplina del regime detentivo differenziato)
Il regime mira a impedire che detenuti appartenenti a organizzazioni criminali mantengano collegamenti operativi con l'esterno; per la proroga va valutata la "capacità" di mantenere tali collegamenti con una valutazione prognostica fondata sull'intero materiale probatorio (condanne pregresse, procedimenti in corso, ruolo nell'associazione, operatività dell'organizzazione, esiti del trattamento, condizioni familiari e di vita). Il giudice del reclamo deve verificare la sussistenza dei presupposti e la pertinenza degli elementi posti a fondamento della proroga.
art. 14-ter Ord. pen. (reclamo al Tribunale di Sorveglianza)
Il Tribunale di Sorveglianza è competente a sindacare non solo la congruità formale della motivazione ministeriale ma la sussistenza dei presupposti di fatto per l'applicazione o la proroga del 41-bis, mediante valutazione complessiva del materiale probatorio, comprese le circostanze e le richieste difensive.
art. 125 cod. proc. pen. (ricorso per cassazione)
Rilevato nel contesto del ricorso in Cassazione: il sindacato della Corte di Cassazione è limitato ai vizi di diritto e alla violazione di legge sostanziale e processuale e alla presenza di motivazione reale ed effettiva, non soggetto a riedizione integrale dei fatti.
art. 666 cod. proc. pen. (impugnazioni delle ordinanze)
Invocato dal ricorrente nell'articolazione delle censure; la Corte ha comunque applicato i parametri di legittimità propri del sindacato di Cassazione per valutare se il Tribunale abbia adempiuto correttamente ai propri doveri istruttori e motivazionali.
art. 27 Cost.
Richiamato in relazione ai principi costituzionali connessi al trattamento della pena e alla dignità della persona; la Corte sottolinea che le misure restrittive devono rispettare i limiti costituzionali e non vanificare la finalità rieducativa.
art. 6 CEDU (diritto a un equo processo)
Richiamato in relazione al diritto del detenuto a un controllo giurisdizionale effettivo delle misure restrittive; la Corte evidenzia l'obbligo di garantire un giudizio effettivo e motivato sulle misure che incidono su diritti fondamentali.
Massime di principio
- Il Tribunale di Sorveglianza, in sede di reclamo contro la proroga del 41-bis, deve esercitare un controllo effettivo e non limitarsi a verificare solo la congruità formale della motivazione ministeriale.
- Il giudizio è prognostico: non richiede certezza penale ma una ragionevole previsione della persistenza della capacita di mantenere collegamenti con l'organizzazione, valutata sull'intero materiale probatorio disponibile.
- Il Tribunale deve acquisire e valutare, su richiesta della difesa, atti e relazioni degli organi investigativi se rilevanti per determinare la pertinenza e correttezza delle informazioni poste a fondamento della proroga.
- Devono essere considerati anche elementi sopravvenuti favorevoli al detenuto (condotta carceraria, esiti del trattamento rieducativo, condizioni di salute, decisioni giudiziarie intervenute) e non prevalere automaticamente su vecchie condanne.
- Non può operare inversione dell'onere della prova: spetta all'amministrazione motivare adeguatamente la persistenza delle ragioni di ordine e sicurezza, ma il giudice valuta criticamente la sufficienza degli elementi prodotti anche alla luce delle allegazioni difensive.
- La motivazione del provvedimento di proroga deve indicare il nesso funzionale tra le prescrizioni imposte e l'esigenza di tutela dell'ordine e della sicurezza, evitando automatismi e ragionamenti meramente ripetitivi.
- In cassazione il sindacato è limitato a vizi di diritto e motivazione: ove emergano carenze istruttorie o di verifica da parte del giudice di merito, la Corte di Cassazione può annullare e disporre rinvio per un nuovo esame.
- Le misure detentive speciali devono essere bilanciate con i diritti costituzionali e con l'obbligo di non vanificare la funzione rieducativa della pena.
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