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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29800/2026 del 05/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (imputato)

La controversia

La sentenza riguarda la conferma, da parte della Corte di appello di Roma, della condanna pronunciata dal Tribunale di Roma nei confronti di un imputato per la falsa attestazione in domanda di accesso al reddito di cittadinanza, in relazione alla dichiarazione circa la propria sottoposizione a una misura cautelare. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione deducendo: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per travisamento della prova sulla effettiva sussistenza della misura cautelare al momento della presentazione della domanda; 2) violazione di norme processuali e vizio di motivazione per erronea delimitazione del thema probandum e mancata acquisizione dei mezzi istruttori necessari; 3) vizio di motivazione sulla sussistenza del dolo specifico; 4) vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio. In sostanza, la difesa ha sostenuto che la misura dell'obbligo di dimora sarebbe già cessata quando fu presentata la domanda, sicché non vi sarebbe stata alcuna dichiarazione mendace.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso limitatamente al primo profilo decisivo: la deduzione dell'imputato sulla cessazione della misura cautelare era specifica e idonea a imporre al giudice di merito un approfondimento istruttorio officioso. La Corte ha osservato che la questione centrale restava l'esistenza e l'efficacia della misura cautelare al momento della richiesta del beneficio e che non poteva essere opposta una preclusione istruttoria derivante dal mancato approfondimento in primo grado, né poteva invocarsi il principio di vicinanza della prova per ribaltare gli oneri dell'accusa e giustificare l'inerzia del giudice. Per questo la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Roma, affinché verifichi in concreto se la misura dell'obbligo di dimora fosse efficace al momento della domanda di reddito di cittadinanza.

Norme richiamate

  • art. 7, comma 1, d.l. n. 4 del 2019

    norma incriminatrice richiamata per la condanna dell'imputato; la decisione si concentra sulla necessità di accertare se, al momento della domanda, sussistesse il presupposto fattuale della misura cautelare dichiarata o omessa.

Massime di principio

  • Quando la responsabilità penale dipende dall'inesattezza o falsità di una dichiarazione resa in una domanda per un beneficio, il giudice deve verificare in concreto la sussistenza del presupposto fattuale rilevante al momento della presentazione dell'istanza.
  • La deduzione difensiva specifica che contesti l'efficacia temporale di una misura cautelare non può essere respinta per la sola ragione che non sia stata svolta in primo grado, se la questione resta centrale nel thema probandum e l'imputato ha assolto all'onere di allegazione.
  • Il principio di vicinanza della prova non può essere utilizzato per trasferire sull'imputato l'onere probatorio proprio dell'accusa, né per esonerare il giudice dal dovere di attivare i poteri istruttori officiosi quando la questione fattuale è decisiva.
  • Se il giudice di merito omette di verificare l'effettiva efficacia della misura cautelare nel momento rilevante, la motivazione sulla sussistenza del reato risulta viziata e la decisione va annullata con rinvio per nuovo accertamento di fatto.

Come è indicizzato

MaterieOmessa dichiarazioneImpugnazioni
RamiReati tributariProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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