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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29371/2022 del 25/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello per violazione dell'art. 626 c.p., sostenendo che il fatto doveva essere qualificato come "furto d'uso" in quanto si sarebbe impossessato del ciclomotore solo per adoperarlo temporaneamente ("solo per fare un giro"), e non con l'intento di appropriarsene definitivamente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che la tesi difensiva del furto d'uso fosse già stata valutata e scartata dal Tribunale di primo grado come inattendibile, per incoerenze e contraddizioni (A: dichiarazioni discordanti sulla presenza della targa e assenza di documenti del proprietario; B: risposte evasive circa la destinazione; C: implausibilità dell'aver perpetuato il furto mentre si accorgeva della prossimità dei limitari). La Corte d'appello, pur avendo riqualificato l'originaria imputazione in furto (artt. 624 e 625 c.p.), ha condiviso l'impianto probatorio che escludeva l'intento di restituzione immediata, quindi ha escluso la configurabilità del furto d'uso ex art. 626 c.p. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. In precedenza la condanna era di 6 mesi di reclusione e 200 euro di multa, confermata dalla Corte d'appello nella riqualificazione.

Norme richiamate

  • artt. 624 e 625, nn. 2 e 7, cod. pen.

    riqualificazione del reato in furto

    La Corte ha ritenuto che gli elementi probatori configurassero il reato di furto (art. 624) e le aggravanti previste dagli artt. 625 nn. 2 e 7, confermando la sussistenza del dolo di appropriazione e la gravità della condotta

  • art. 626 cod. pen.

    contestata dal ricorrente come norma applicabile (furto d'uso)

    La Corte ha escluso l'applicazione del furto d'uso ritenendo che mancassero gli elementi soggettivi e oggettivi richiesti (intento di usare il bene temporaneamente e di restituirlo immediatamente); la ricostruzione fattuale e le contraddizioni hanno reso inattendibile la tesi del ricorrente

  • disposizioni processuali relative alla Cassa delle ammende

    somma di euro tremila a carico del ricorrente

    La Cassazione ha confermato l'applicazione della sanzione economica a carico del ricorrente per l'inammissibilità del gravame, con condanna alle spese processuali

Massime di principio

  • La qualificazione giuridica del fatto dipende in larga misura dalla valutazione della prova e della attendibilità della versione dell'imputato: affermazioni contraddittorie o generiche indeboliscono la tesi del furto d'uso.
  • Per configurare il furto d'uso ex art. 626 c.p. occorre dimostrare in modo credibile l'intento di utilizzare temporaneamente il bene con la concreta possibilità e volontà di restituirlo immediatamente; la mera dichiarazione non è sufficiente se contrastata da elementi oggettivi.
  • La Corte d'appello può riqualificare il reato in base agli elementi probatori; tale riqualificazione, se coerente con le valutazioni del giudice di primo grado, è difficile da impugnare in Cassazione quando il ricorso non solleva novità di diritto rilevanti.
  • La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso manifestamente infondato quando la questione è già stata adeguatamente valutata dai giudici di merito e le critiche si limitano a rimettere in discussione la valutazione della prova.
  • Le conseguenze pratiche dell'inammissibilità comprendono la condanna alle spese processuali e, in materia penale, l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende salvo ragioni di esonero debitamente motivate.

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