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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04125/2025 del 30/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Non emerge dal testo il reato specifico oggetto del giudizio, ma soltanto che la sentenza impugnata aveva già affrontato il diniego dell'art. 131-bis c.p. e delle attenuanti generiche, oltre alla quantificazione della pena.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Messina. Dal testo emerge che il ricorso investiva esclusivamente il trattamento sanzionatorio e la mancata applicazione di benefici/circostanze favorevoli: con il primo motivo si deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per il diniego della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p.; con il secondo motivo si censuravano il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e, più in generale, l'eccessività della pena irrogata. La Corte di cassazione ha ritenuto entrambi i motivi manifestamente infondati, rilevando che la motivazione della sentenza impugnata sul diniego dell'irrilevanza del fatto e sul trattamento sanzionatorio era congrua e non illogica, e che la doglianza mirava in sostanza a ottenere una nuova valutazione della pena, non consentita in sede di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    mancata applicazione dell'art.131-bis cod. pen.

    La causa di non punibilità può essere esclusa con motivazione adeguata e non illogica quando il giudice di merito ritenga insussistenti i relativi presupposti.

  • art. 132 c.p.

    La graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, da esercitarsi secondo i criteri legali di determinazione della pena.

  • art. 133 c.p.

    La determinazione della pena deve essere effettuata in aderenza ai criteri di gravità del reato e personalità del reo, senza arbitrarietà o illogicità.

  • art. 62-bis c.p.

    circostanze attenuanti ex art.62-bis cod. pen.

    Il diniego delle attenuanti generiche può essere legittimamente fondato sull'assenza di elementi positivi e anche sui precedenti penali dell'imputato.

Massime di principio

  • In sede di legittimità è manifestamente infondato il motivo che censuri il diniego della particolare tenuità del fatto quando la sentenza di merito offra una motivazione congrua, completa e non illogica circa l'assenza dei presupposti applicativi.
  • La determinazione della pena, compresa la fissazione della pena base e degli aumenti o diminuzioni per circostanze aggravanti o attenuanti, appartiene alla discrezionalità del giudice di merito ed è censurabile in cassazione solo se frutto di arbitrio o di ragionamento manifestamente illogico.
  • Non esiste un diritto dell'imputato al minimo edittale: una doglianza che miri soltanto a ottenere una diversa quantificazione della pena senza evidenziare vizi di legge o di motivazione è inammissibile.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è legittimo quando il giudice valorizzi l'assenza di elementi di segno positivo; possono essere considerati anche i precedenti penali dell'imputato.
  • Quando la motivazione sul trattamento sanzionatorio e sul diniego di benefici è specifica e immune da vizi logici, il ricorso che si limiti a contrapporre una diversa valutazione di merito deve essere dichiarato inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieCause di non punibilitàPena e commisurazioneCircostanze del reatoImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fattoNullità processuale

Testo integrale

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