Sentenza n. 839/2026 - Napoli, Sezione 6
per l'annullamento del provvedimento di respingimento dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo Cat.A12/2022/Imm/2^Sez/Istrutt./C.L. emesso dal Questore della Provincia di Napoli in data 09/05/2022.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento di improcedibilità dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo, adottato per irreperibilità all'indirizzo dichiarato
Esito
Favorevole al resistente (questura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente aveva presentato istanza di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo. Dopo un accesso del Commissariato presso l'indirizzo dichiarato, nel quale la ricorrente era risultata assente, l'amministrazione aveva dichiarato l'irreperibilità e adottato il provvedimento di improcedibilità dell'istanza. La ricorrente ha sostenuto che la mera assenza dall'indirizzo di residenza non fosse sufficiente a fondare l'irreperibilità, che avrebbe richiesto un'assenza ingiustificata e prolungata per almeno un anno. In prossimità dell'udienza ha inoltre prodotto documentazione relativa alla sopravvenuta disponibilità dei requisiti alloggiativi e reddituali. L'amministrazione ha depositato documentazione dalla quale risultava che l'indirizzo indicato corrispondeva a un'attività commerciale, ossia una rivendita di materiale informatico, e non a un'abitazione. Il provvedimento aveva invitato la ricorrente a ripresentare entro dieci giorni l'istanza, indicando il luogo di effettiva dimora e confermando o modificando l'indirizzo precedentemente dichiarato. La ricorrente non aveva adempiuto tempestivamente a tale invito.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. In via preliminare ha escluso la valutabilità delle sopravvenienze prodotte soltanto in giudizio e non rappresentate all'amministrazione, neppure mediante un'istanza di riesame, poiché il giudizio di legittimità deve svolgersi considerando la situazione di fatto e di diritto esistente al momento dell'adozione dell'atto. Nel merito, ha ritenuto decisiva la documentazione amministrativa secondo cui l'indirizzo dichiarato corrispondeva a un esercizio commerciale e non a un'abitazione; tale circostanza non era stata contestata dalla ricorrente. Ha inoltre valorizzato il fatto che l'amministrazione avesse consentito alla cittadina straniera di ripresentare tempestivamente l'istanza indicando la dimora effettiva, senza che ella si fosse attivata entro il termine assegnato. Il provvedimento è stato quindi ritenuto legittimo e il ricorso infondato. Le spese sono state compensate per le peculiari caratteristiche della controversia.
Norme richiamate
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
La controversia è stata trattata nell'ambito dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato; dal testo non emerge un'ulteriore specifica interpretazione della disposizione.
Massime di principio
- Nel giudizio di legittimità dell'atto amministrativo, il giudice deve valutare la legittimità del provvedimento alla luce della situazione di fatto e di diritto esistente al momento della sua adozione; le sopravvenienze non rappresentate all'amministrazione, neppure tramite un'istanza di riesame, non possono essere introdotte per la prima volta in giudizio al fine di dimostrare l'illegittimità originaria dell'atto.
- La dichiarazione di irreperibilità collegata a un'istanza di soggiorno può essere legittimamente valorizzata quando l'indirizzo dichiarato non risulti corrispondere a un'abitazione o alla dimora effettiva dell'interessato e quest'ultimo, pur invitato a indicare tempestivamente il luogo di effettiva dimora, non provveda nel termine assegnato.
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