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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04515/2025 del 04/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso con decisione de plano, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 4.000 in favore della Cassa delle ammende, ritenendo non ravvisabile l'assenza di colpa richiesta per escludere tale conseguenza economica.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza del Tribunale che aveva applicato la pena su richiesta, deducendo l'inosservanza dell'art. 129 c.p.p., cioè lamentando che il giudice non avrebbe dovuto definire il processo senza rilevare immediatamente una causa di proscioglimento. La Corte ha però rilevato che, nei confronti della sentenza di patteggiamento, il ricorso per cassazione è proponibile solo per i motivi tassativi indicati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.: vizi dell'espressione della volontà dell'imputato, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, erronea qualificazione giuridica del fatto, illegalità della pena o della misura di sicurezza. La censura proposta non rientrava in tali casi ed era comunque smentita dalla motivazione della sentenza impugnata, che richiamava espressamente l'art. 129 c.p.p. escludendo la presenza di cause di proscioglimento immediate e dando conto, sia pure sinteticamente, degli esiti investigativi. La Corte ha inoltre ritenuto che la declaratoria di inammissibilità dovesse essere pronunciata de plano ai sensi dell'art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 129 c.p.p.

    Richiama l'obbligo del giudice di rilevare immediatamente eventuali cause di non punibilità o di proscioglimento; nel caso concreto la sentenza impugnata lo aveva espressamente escluso.

  • art. 448, comma 2-bis, c.p.p.

    Limita i motivi di ricorso avverso la sentenza di patteggiamento a ipotesi tassative: volontà dell'imputato, correlazione tra richiesta e sentenza, qualificazione giuridica del fatto, illegalità della pena o della misura di sicurezza.

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    Prevede che l'inammissibilità del ricorso contro la sentenza di applicazione della pena sia dichiarata senza formalità, quindi de plano.

  • Corte cost. sent. n. 186 del 13.6.2000

    Richiamata per il principio secondo cui la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende presuppone l'assenza di colpa del ricorrente come causa ostativa.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso la sentenza di applicazione della pena su richiesta è ammissibile solo per i motivi espressamente previsti dalla legge; censure diverse sono inammissibili.
  • La deduzione di un'inosservanza dell'art. 129 c.p.p. non è di per sé proponibile contro una sentenza di patteggiamento, salvo che si traduca in uno dei vizi tipizzati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.
  • Quando la sentenza di patteggiamento richiama l'art. 129 c.p.p. e dà conto, anche sinteticamente, dell'assenza di cause di proscioglimento immediato, la censura che contesti tale valutazione non può fondare un ricorso ammissibile se non rientra nei casi tassativi di legge.
  • L'inammissibilità del ricorso contro la sentenza di patteggiamento può essere dichiarata de plano, senza formalità procedimentali.
  • In caso di ricorso inammissibile, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende se non risulta l'assenza di colpa.

Come è indicizzato

MaterieRiti alternativiImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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