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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20138/2024 del 21/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato il decreto di conferma/parziale riforma della Corte di Appello di Palermo che aveva disposto la confisca di immobili, giacenze bancarie, polizze, beni mobili registrati e impianti energetici riconducibili al proposto e a terzi intestatari. Giuseppe Terrazzino ha censurato l'accertamento della "pericolosità sociale" e la correlazione temporale tra acquisizioni e presunti profitti illeciti, deducendo che i presunti profitti sarebbero anteriori al 1998 o non provati (richiamo a un'ordinanza cautelare non definitiva; profitti da usura non accertati in misura tale da giustificare l'ablazione); ha specificato contestazioni riguardo a immobili acquistati nel 1999 e 2008, a una polizza del 2009 e a conti del 2007/2009. Paolina Sacco ha contestato la disponibilità dei beni a favore del proposto, sostenendo di avere risorse proprie (redditi, regalie dalla madre, regime di separazione dei beni) e ha censurato il computo unitario delle disponibilità familiari e la mancata considerazione di entrate non fiscalmente denunciate (rilievo giurisprudenziale contrastante). Ha altresì dedotto motivazione apparente e contestato la mancata dichiarazione di perdita di efficacia del sequestro. Teresa Terrazzino ha contestato l'attribuzione di disponibilità dei beni a lei intestati al proposto sostenendo di non far più parte del nucleo familiare dal 2017, di aver ricevuto risorse lecite dalla nonna e di avere redditi propri; ha sollevato analoghe doglianze sulla motivazione e sulla perdita di efficacia del sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Giuseppe Vincenzo Terrazzino e, nel merito, ha rigettato i ricorsi di Paolina Sacco e Teresa Terrazzino come infondati. In sostanza il decreto della Corte d'Appello di Palermo è stato confermato nella parte che dispone la confisca degli immobili, delle giacenze, delle polizze, dei beni mobili registrati e degli impianti energetici riferiti al proposto e ai terzi interessati; è stata revocata soltanto la confisca delle giacenze relative a un conto corrente intestato a Francesco Terrazzino (decisione già adottata in sede di gravame). La Cassazione ha ritenuto che i giudici di merito hanno fornito motivazione sufficiente: hanno fatto riferimento a condanne irrevocabili per usura (1998-2000), a elementi tratti da ordinanza cautelare che delineano una organizzazione di truffe anche anteriori al 2010, e hanno valorizzato i profitti illeciti nel periodo 1998-2012 come perimetro della pericolosità. Sono state confermate la presunzione di disponibilità familiare e l'esclusione delle entrate evase come elemento giustificativo decisivo, nella concreta ricostruzione operata. Condanne alle spese: tutti i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali; Giuseppe Terrazzino condannato altresì a €3.000 in favore della Cassa delle ammende per l'evidente inammissibilità del suo ricorso.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia)

    La Corte ha applicato le disposizioni sul regime della confisca di prevenzione: ha ritenuto legittimo l'accertamento della pericolosità sociale (art. 1 e art. 4) sulla base di condanne irrevocabili e di elementi emersi da provvedimenti non definitivi purché adeguatamente motivati; ha confermato l'operatività della presunzione di disponibilità a vantaggio del coniuge/figli (art. 19) quando le risorse proprie siano insufficienti; ha interpretato gli artt. 7 e 10 come imponenti un decreto motivato del giudice d'appello (obbligo che è stato ritenuto assolto); ha affermato che il sequestro non è condizione necessaria per la confisca definitiva (art. 27 e correlati).

  • art. 24 d.lgs. 159/2011 (confisca)

    Applicata per disporre l'ablazione dei beni ritenuti sproporzionati rispetto alle entrate lecite nel periodo di pericolosità individuato (1998-2012); la Corte ha ritenuto corretta la correlazione temporale tra i profitti illeciti e gli acquisti impugnati.

  • art. 19 d.lgs. 159/2011 (presunzione di disponibilità per familiari)

    La Corte ha confermato che, in presenza di sproporzione e assenza di risorse proprie sufficienti, può operare la presunzione di disponibilità a carico di coniuge e figli, giustificando la confisca dei beni loro intestati.

  • art. 7 e art. 10 d.lgs. 159/2011 (obbligo motivazionale e decreto di prevenzione)

    Ribadito l'obbligo per il giudice d'appello di pronunciare un decreto motivato; la Corte ha ritenuto che tale obbligo sia stato rispettato perché la motivazione non è apparente ma collegata alle risultanze processuali.

  • art. 27 d.lgs. 159/2011 (effetti e perdurare del sequestro)

    La Corte ha affermato che la perdita di efficacia del sequestro non estingue il procedimento di prevenzione né impedisce la confisca definitiva: il sequestro è strumentale e non condizione di procedibilità della confisca.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'obbligo di motivazione del giudice in sede di decreto del giudice d'appello; la Cassazione ha valutato che il requisito è stato rispettato.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen. (vizi inammissibili in Cassazione)

    La Corte ha ricordato il limite di legittimità: nei procedimenti di prevenzione il ricorso per Cassazione non può essere basato sul vizio di motivazione se non quando essa sia inesistente o meramente apparente; su tale base il ricorso di Giuseppe è stato ritenuto inammissibile perché si limitava a contestare fatti e motivazione senza fondare una violazione di legge specifica.

  • art. 616 cod. proc. pen. (condanna alle spese)

    Usato per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

  • art. 173, comma 1, d. att. cod. proc. pen. (limiti del ricorso)

    Citato in relazione ai limiti entro i quali sono stati proposti i ricorsi in Cassazione (ambito temporale e di motivazione consentiti).

Massime di principio

  • Nei procedimenti di prevenzione patrimoniale il ricorso per Cassazione è ammesso principalmente per violazioni di legge: le censure basate soltanto su una diversa valutazione o critica della motivazione di merito sono, di regola, inammissibili.
  • La qualificazione della "pericolosità sociale" può fondarsi sia su condanne irrevocabili sia su altri elementi procedimentali non definitivi (es. ordinanze cautelari), purché il giudice motivi congruamente la valutazione e non sia smentita da esiti assolutori definitivi.
  • Per i congiunti (coniuge, figli) opera una presunzione di disponibilità dei beni intestati che può essere superata solo con prove specifiche e dettagliate di risorse proprie sufficienti a giustificare gli acquisti; la separazione dei beni non elimina automaticamente la possibilità di valutare l'unitarietà economica familiare nell'ambito del procedimento di prevenzione.
  • Non è necessario che sia stato previamente eseguito un sequestro perché si possa disporre la confisca preventiva definitiva: la perdita di efficacia del sequestro non estingue il procedimento di prevenzione né preclude la confisca, se permangono i presupposti sostanziali.
  • La deduzione di proventi da evasione fiscale da parte del terzo/intestatario è controversa in giurisprudenza: alcuni orientamenti la escludono come giustificazione della sproporzione, altri la ammettono; comunque, la prova deve essere puntuale e congrua per superare la presunzione di interposizione.
  • In sede di impugnazione è fondamentale proporre censure specifiche di diritto (con richiami normativi e di fatto puntuali); le rimostranze generiche o i meri rinvii a memorie di merito sono spesso inammissibili in Cassazione.

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