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Sentenza

Sentenza del 12/07/2023 n. 314 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Piemonte

TASI - Agenzia Territoriale per la Casa -"Alloggi sociali" - Esenzione dall'imposta

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'ATC ha chiesto il rimborso di € 134.275,00 versati a titolo di TASI per l'anno 2016 sostenendo che gli immobili in suo possesso sono "alloggi sociali" ai sensi del D.M. 22/04/2008 e, perciò, equiparati all'abitazione principale (art.2 co.4 D.L. 102/2013) ed esclusi dall'applicazione della TASI in base alla disciplina di riferimento (art.1 co.669 L. n.147/2013 e artt. correlati). Il Comune ha contestato la prova dei requisiti sostanziali necessari per qualificare gli immobili come alloggi sociali e l'interpretazione normativa adottata dall'ATC.

La decisione

Il giudice d'appello ha rigettato l'appello del Comune e confermato la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso dell'ATC. Il Collegio ha ritenuto che gli immobili posseduti dall'ATC soddisfino i requisiti e la funzione di interesse generale indicati dal D.M. 22/04/2008 (canoni, finalità di riduzione del disagio abitativo, modalità di assegnazione, uso come abitazione principale), che tali elementi risultavano documentalmente comprovati e non contestati in modo specifico dal Comune, e che pertanto opera l'esenzione (analoga a quella IMU) anche con riferimento alla TASI per gli anni oggetto della domanda. Sono state compensate le spese di lite.

Norme richiamate

  • D.M. 22 aprile 2008

    "2. E' definito «alloggio sociale» l'unita' immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato. L'alloggio sociale si configura come elemento essenziale del sistema di edilizia residenziale sociale costituito dall'insieme dei servizi abitativi finalizzati al soddisfacimento delle esigenze primarie"

    Il Collegio ha ritenuto che la definizione e i requisiti tecnici e gestionali indicati dal decreto sono dirimenti: se un immobile ha le caratteristiche previste (finalità sociale, canoni/criteri regionali, assegnazioni a uso abitazione principale), esso è qualificabile come alloggio sociale.

  • D.L. 47/2014, art. 10 co. 3

    "Si considera alloggio sociale, l'unità immobiliare adibita ad uso residenziale, realizzata o recuperata da soggetti pubblici e privati, nonché dall'ente gestore comunque denominato, da concedere in locazione, per ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi alle condizioni di mercato"

    Conferma la medesima definizione legislativa e sostiene l'interpretazione secondo cui gli enti di edilizia residenziale pubblica che gestiscono alloggi con tali finalità rientrano nella fattispecie di "alloggio sociale".

  • D.L. n.201/2011, art.13 co.2 lett. b)

    "L'imposta municipale propria non si applica, altresi': ... b) ai fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture 22 aprile 2008..."

    Il Collegio ha ritenuto applicabile l'esenzione prevista per l'IMU agli alloggi sociali e, per ragioni interpretative e di coerenza normativa, ha esteso l'esenzione anche in relazione alla TASI (natura assimilata dell'esenzione per immobili adibiti ad abitazione principale e alloggi sociali).

  • D.L. 102/2013, art.2 co.4

    Richiamata per il principio di equiparazione degli alloggi sociali all'abitazione principale; rilevante nella catena normativa che porta all'esenzione.

  • L. n.147/2013, art.1 co.669

    Norma richiamata dal ricorrente per escludere l'applicazione della TASI sugli immobili qualificabili come alloggi sociali; il Collegio ha dato seguito a tale lettura nella fattispecie in esame.

  • D.L. n.201/2011, art.13 co.10

    Citata dal Comune in sede di impugnazione come disciplina alternativa per gli alloggi assegnati dagli enti di edilizia residenziale; il Collegio non ha ritenuto che tale disciplina ostasse all'applicazione dell'esenzione per alloggi sociali quando ricorrono i requisiti del D.M. 22/4/2008.

  • D.L. n.102/2013, art.2 co.5-bis (obbligo dichiarativo)

    Il Collegio, richiamando la giurisprudenza (Cassazione n.23680/2020), ha ritenuto che l'esenzione non è subordinata all'onere formale della presentazione della dichiarazione attestante il possesso dei requisiti; la mancanza di tale dichiarazione non impedisce il riconoscimento dell'esenzione se i requisiti risultano accertati.

  • Circolare MEF n.1/DF del 18/03/2020

    "per i fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal DM 22 aprile 2008, adibiti ad abitazione principale è prevista ... l'assimilazione ad abitazione principale con conseguente esenzione dall'IMU..."

    La circolare conferma l'orientamento interpretativo secondo cui l'assimilazione all'abitazione principale richiede la corrispondenza ai requisiti del D.M. 22/4/2008; elemento richiamato dal Collegio a supporto della decisione.

  • Cassazione, sent. 28/10/2020 n.23680 (giurisprudenza)

    La Suprema Corte ha ritenuto legittima l'esenzione per fabbricati destinati ad alloggi sociali e ha affermato che l'esenzione non è subordinata all'obbligo di presentare la dichiarazione prevista dall'art.2 co.5-bis del D.L. 102/2013; principio ripreso dal Collegio per ritenere ammissibile il rimborso richiesto dall'ATC.

Massime di principio

  • Se un immobile possiede le caratteristiche soggettive e oggettive del D.M. 22/04/2008 (finalità sociale, canoni/criteri regionali, assegnazioni a uso abitazione principale), può essere qualificato come "alloggio sociale" e beneficiare delle assimilazioni/esenzioni fiscali previste per l'abitazione principale (IMU/TASI).
  • La qualificazione come alloggio sociale si basa sulla funzione di interesse generale e sulle modalità di gestione/assegnazione; non è decisiva la mera titolarità pubblica ma la corrispondenza ai requisiti normativi e regolamentari.
  • L'onere probatorio grava sul soggetto che chiede l'esenzione/rimborso: occorre produrre documenti idonei (elenchi assegnazioni, convenzioni, bando/criteri di calcolo canoni, provvedimenti di assegnazione, destinazione ad abitazione principale). Tuttavia, la loro mancata presentazione formale di una dichiarazione prevista da alcune norme non sempre impedisce il riconoscimento dell'esenzione se i requisiti risultano comunque accertati dai documenti in atti.
  • Le contestazioni del Comune o dell'ente opponente devono essere specifiche: obiezioni generiche sull'incompletezza della prova sono meno efficaci se il richiedente ha depositato elenchi e atti che dimostrano indirizzo, assegnatario, data, dati catastali e rendita.
  • Occorre verificare che l'attività non sia svolta in forma "commerciale" per quegli immobili: se l'ente gestore svolge gestione non economica finalizzata a coesione sociale e riduzione del disagio, l'esenzione è più avallabile; attività gestite con modalità commerciali possono precluderla.
  • In presenza di dubbio interpretativo o contrasto giurisprudenziale, il giudice può compensare le spese di lite; la giurisprudenza consolidata (anche della Cassazione) costituisce argomento importante per il riconoscimento dell'esenzione.

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