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Sentenza

Sentenza del 21/05/2020 n. 15556 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Lagonegro per omessa applicazione delle pene accessorie previste dal Decreto Legislativo n. 74/2000, articolo 12, in relazione alla condanna per omesso versamento dell'IVA (art. 10-ter D.Lgs. 74/2000) relativa alla dichiarazione 2011 per Euro 636.686.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza limitatamente all'omessa applicazione delle pene accessorie previste dall'art. 12 del D.Lgs. 74/2000 e rinviando il procedimento al Tribunale di Lagonegro per la determinazione della durata delle pene accessorie secondo i criteri dell'art. 133 c.p. La Corte ha dichiarato irrevocabile l'affermazione di responsabilità dell'imputato per il reato contestato (salvo le questioni non connesse essenzialmente con la parte annullata).

Norme richiamate

  • Decreto Legislativo n. 74 del 2000

    Art. 10-ter: reato contestato (omesso versamento IVA). Art. 12: le pene accessorie previste devono essere applicate; la loro durata, non predeterminata in misura fissa, va determinata dal giudice secondo i criteri dell'art. 133 c.p., e non automaticamente rapportata alla pena principale.

  • Codice Penale

    Art. 133 c.p.: criteri compositivi per la determinazione della pena (proporzionalità e individualizzazione) che devono guidare il giudice nella fissazione della durata delle pene accessorie quando la legge fissa limiti edittali. Art. 37 c.p.: principio residuale di uniformità temporale tra pena principale e pena accessoria che non deve essere applicato come regola generale quando la legge fornisce un range edittale.

  • Legge Fallimentare

    art. 216 u.c. (richiamata per discussione giurisprudenziale)

    La giurisprudenza di legittimità, richiamando pronunce sulle pene accessorie in ambito fallimentare, ha stabilito che quando la legge indica limiti edittali la durata va parametrata ai criteri di cui all'art. 133 c.p. e non automaticamente rapportata alla pena principale.

  • Codice di Procedura Penale

    Art. 624 c.p.p.: principio della formazione progressiva del giudicato; la parziale annullamento mantiene ferme le parti della decisione non essenzialmente connesse a quella annullata, per cui resta irrevocabile l'accertamento di responsabilità già pronunciato.

Massime di principio

  • Quando una norma penale (es. art. 12 D.Lgs. 74/2000) prevede pene accessorie con limiti edittali (minimo e/o massimo), la loro durata va determinata dal giudice in concreto ricorrendo ai criteri dell'art. 133 c.p. (proporzionalità, individualizzazione), e non va automaticamente rapportata alla durata della pena principale ex art. 37 c.p., salvo che la legge non sia totalmente priva di indicazioni temporali.
  • L'omissione di pronuncia sulle pene accessorie in sentenza di condanna è motivo idoneo per l'annullamento parziale con rinvio, poiché la determinazione della loro durata richiede un esercizio di discrezionalità tecnico-giuridica del giudice di merito.
  • La pronuncia di annullamento limitata alle sole questioni oggetto di vizio non travolge l'accertamento di responsabilità che resta irrevocabile per effetto del principio della formazione progressiva del giudicato (art. 624 c.p.p.).
  • In caso di contrasto giurisprudenziale sull'applicazione di regole generali (es. rapporto tra art. 37 c.p. e disciplina delle pene accessorie), le Sezioni Unite hanno chiarito che l'art. 37 c.p. svolge funzione residuale; pertanto va applicata solo se la legge non fornisce alcuna indicazione sul profilo temporale delle pene accessorie.
  • Se una parte interessata (anche il pubblico ministero o il Procuratore Generale) rileva omissioni nella motivazione o nella determinazione delle sanzioni accessorie, il rimedio efficace è il ricorso in cassazione volto ad ottenere la declaratoria di annullamento e il rinvio al giudice di merito per il corretto esercizio del potere discrezionale.

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