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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19130/2023 del 05/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte di appello di Napoli del 15/04/2022 per vizi di motivazione su quattro profili: 1) omessa applicazione della pena concordata in primo grado (patteggiamento) e mancata considerazione della condotta post-fatto dell'imputato; 2) mancato riconoscimento dell'attenuante ex art. 62, comma 1, n. 6 c.p. per il versamento di Euro 7.000 alla persona offesa; 3) illogicità nell'aumento per continuazione con il reato di lesione personale; 4) discrepanza/contraddittorietà nella determinazione della pena detentiva finale (dispositivo indicava 3 anni ma il calcolo motivazionale portava a 2 anni e 10 mesi).

La decisione

Il ricorso è stato accolto solo sul punto relativo al calcolo della pena: la Corte ha rettificato la pena detentiva da "tre anni" a "due anni e dieci mesi" e ha confermato la multa di Euro 800,00 (rettifica ai sensi dell'art. 619 c.p.p.). Gli altri motivi sono stati rigettati: la censura sulla mancata applicazione della pena concordata è inammissibile per carenza di confronto con la motivazione del Tribunale; l'attenuante per il risarcimento del danno è stata negata perché la somma versata prima del giudizio era indicata come acconto e non come risarcimento integrale (principio secondo cui l'attenuante richiede la riparazione integrale); l'aumento per continuazione è stato ritenuto congruo e proporzionato (la Corte ha addirittura ridotto l'aumento deciso dal primo giudice).

Norme richiamate

  • art. 619 c.p.p.

    rettifica della sentenza impugnata ai sensi dell'art. 619 del codice di rito

    consente alla Corte di cassazione di rettificare errori materiali o di calcolo nella parte dispositiva della sentenza impugnata senza annullare la decisione nel merito

  • art. 62, primo comma, n. 6 c.p.

    attenuante per il risarcimento del danno

    per essere riconosciuta richiede l'integrale riparazione del danno; il versamento parziale o un semplice acconto non è sufficiente

  • art. 70 c.p.

    effetti soggettivi/sostanziali delle circostanze attenuanti

    l'attenuante è soggettiva quanto agli effetti ma il suo contenuto materialmente richiede una riparazione oggettiva e integrale del danno

  • art. 81 c.p.

    limiti e regole sul concorso di reati e cumulo delle pene

    il giudice deve rispettare il rapporto di proporzione tra le pene e non trasformare surrettiziamente il cumulo in un cumulo materiale; l'aumento per continuazione deve essere motivato e proporzionato

Massime di principio

  • La circostanza attenuante del risarcimento del danno (art. 62, comma 1, n. 6 c.p.) richiede la riparazione oggettivamente integrale: pagamenti parziali o acconti non bastano a ottenere l'attenuante
  • Le condizioni economiche del reo non incidono sulla richiesta di riconoscimento dell'attenuante per il risarcimento: la valutazione è ancorata all'effettiva integrità della riparazione
  • Se il giudice di merito ha motivato ampiamente il rifiuto del patteggiamento o della pena concordata, l'appello che non confronta specificamente quella motivazione è inammissibile o destinato a soccombere
  • Il calcolo della pena complessiva (somma degli incrementi per continuazione rispetto alla pena base) deve essere aritmeticamente corretto e può essere rettificato ex art. 619 c.p.p. per errori materiali
  • In materia di continuazione il giudice deve fornire una motivazione proporzionata circa gli aumenti per ciascun reato satellite: aumenti modesti, debitamente motivati, sono compatibili con i limiti dell'art. 81 c.p.
  • La quietanza liberatoria rilasciata dalla parte offesa è rilevante ma non vincolante: ai fini dell'attenuante conta la effettiva integrità della riparazione, non solo la formale manifestazione di ricevuta

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