Cassazione Penale, Sentenza n. 9651/2022 del 21/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Santapaola è stato condannato, in abbreviato, per il reato di cui all'art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990 per la detenzione nella sua abitazione di 1,4 kg di marijuana. Con ricorso in Cassazione il difensore ha dedotto: (1) vizio nella determinazione della pena, ritenuta prossima al massimo edittale nonostante elementi favorevoli (assenza di precedenti specifici o recenti); (2) e (3) omissione di motivazione in appello circa la confisca di denaro, monitor e telefono, lamentando l'assenza di un nesso di strumentalità o di derivazione dei beni rispetto al reato.
La decisione
La Cassazione ha dichiarato il ricorso parzialmente fondato. Ha rigettato il primo motivo (sulla pena), ritenendo corretta e adeguatamente motivata la valutazione della gravità del fatto e della personalità dell'imputato (plurimi e gravi precedenti; sistema di videosorveglianza; quantità di stupefacente idonea a ricavare quasi 7000 dosi). Ha invece accolto i secondi e terzi motivi: la Corte territoriale non si è pronunciata sulle specifiche doglianze relative alla mancanza di nesso di strumentalità dei beni confiscati, né ha dato una motivazione implicita in proposito. Perciò la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alle confische e ha rinviato ad altra Sezione della Corte d'appello di Catania per nuovo giudizio su quei profili. Ha dichiarato irrevocabile la sentenza quanto alla responsabilità e all'entità della pena ai sensi dell'art. 624 c.p.p.
Norme richiamate
d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 4
Norma sostanziale che incrimina la detenzione illecita di sostanze stupefacenti; applicata per la condanna di Santapaola per la detenzione di 1,4 kg di marijuana.
d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5
Richiamata in relazione all'ipotesi lieve: la Corte territoriale ha escluso l'applicabilità dell'ipotesi lieve in considerazione del carattere organizzato dell'attività e della quantità di stupefacente.
art. 133 cod. pen.
Principi di determinazione della pena (circostanze da considerare); la Corte ha indicato gli elementi ritenuti prevalenti (gravità del fatto e personalità dell'imputato) ai fini del trattamento sanzionatorio.
art. 624 cod. proc. pen.
Norma processuale che consente alla Cassazione di dichiarare irrevocabile la sentenza per la parte non annullata; applicata per rendere definitiva la condanna e la pena mentre è disposto il rinvio limitatamente alle confische.
Giurisprudenza: Sez. U., n. 5519 del 21/4/1979 (Pelosi, Rv. 142252)
Richiamata per il principio sulla motivazione della misura della pena: è sufficiente indicare l'elemento prevalente fra quelli dell'art. 133 cod. pen. quando sia di dominante rilievo.
Massime di principio
- Se si impugna la determinazione della pena è essenziale contestare specificamente quali elementi del giudizio di valutazione siano errati; tuttavia il giudice può legittimamente basare la pena sulla gravità del fatto e sulla personalità dell'imputato anche in presenza di precedenti non specifici, se questi sono plurimi e gravi.
- La sussistenza dell'ipotesi lieve ex art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 viene esclusa quando emergono elementi di organizzazione dell'attività illecita (es. videosorveglianza, modalità di detenzione) e quantità significative di stupefacente idonee a ricavare molte dosi.
- La confisca di beni impone una motivazione specifica sul nesso di strumentalità o di derivazione rispetto al reato: l'appello deve dedurre chiaramente l'assenza di tale nesso e la corte, se omette di affrontare l'eccezione, rischia l'annullamento limitato alle statuizioni di confisca.
- La Corte di Cassazione può dichiarare irrevocabile la sentenza per le parti non annullate (art. 624 c.p.p.); per le parti annullate (es. confische) la decisione viene rimessa ad altra sezione per nuovo esame.
- In fase di ricorso in Cassazione è strategico isolare e motivare separatamente le questioni patrimoniali (confische) rispetto a quelle sulla responsabilità e sulla pena, perché la Corte può decidere in maniera frazionata (parziale annullamento con preservazione della condanna).
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