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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38017/2023 del 18/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che, in parziale riforma dell'ordinanza del G.I.P., aveva annullato un capo (capo 6) ma confermato la custodia cautelare in carcere per Stefanzizzi in relazione ai reati di cui agli artt. 74 e 73 D.P.R. n. 309/1990 (narcotraffico). Il ricorrente ha dedotto due motivi: (i) vizio di motivazione circa la configurabilità del reato associativo ex art. 74 DPR 309/1990, sostenendo l'assenza di elementi idonei a dimostrare un vincolo stabile e un apporto non episodico; (ii) violazione degli artt. 274 e 275 c.p.p., contestando l'applicazione della presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere e chiedendo una motivazione analitica che dimostri che gli elementi dedotti dalla difesa non superano la presunzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione adeguata e coerente circa l'esistenza di un sodalizio finalizzato al narcotraffico (art. 74 DPR 309/1990) basata su elementi probatori quali intercettazioni, filmati di occultamento, sequestri e modalità operative ripetute; ha altresì ritenuto corretta la valutazione sulle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione ex art. 274 c.p.p. e presunzione relativa di adeguatezza della custodia), osservando che il ricorrente non aveva prodotto elementi sufficienti a vincere la presunzione. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 74 D.P.R. n. 309/1990

    Regola il delitto di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte ricorda i requisiti richiesti: minimo tre persone vincolate da un patto associativo (anche tacito), disponibilità stabile di risorse umane e materiali e apporto individuale apprezzabile e non episodico; l'elemento organizzativo può essere minimo purché idoneo a sostenere il programma criminoso

  • art. 73 D.P.R. n. 309/1990

    Norma che disciplina i reati in materia di stupefacenti (delitti-fine) utilizzati quale oggetto del programma associativo richiamato dall'art. 74

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Prevede la presunzione relativa, per i delitti associativi ex art. 74, circa la gravità delle esigenze cautelari e l'adeguatezza della custodia in carcere; la Corte ricorda che tale presunzione è temperata dalla giurisprudenza costituzionale e richiede motivazione analitica se il difensore domanda la confutazione con elementi specifici

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Individua le esigenze cautelari (fra cui il pericolo di reiterazione): il Tribunale del riesame ha ritenuto sussistente il pericolo concreto e attuale di reiterazione ai sensi dell'art. 274, comma 1, lett. c)

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 231 del 22/07/2011

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di una parte dell'art. 275 c.p.p. nella parte in cui prevedeva una presunzione assoluta: ne deriva l'obbligo per il giudice di motivare analiticamente quando ritenga non vincibile la presunzione e quando l'indagato abbia prodotto elementi idonei a dimostrare l'insussistenza delle esigenze cautelari o la loro soddisfazione con misure meno afflittive

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Regola l'attività del Tribunale in funzione di giudice del riesame: il Tribunale ha il potere di confermare, modificare o annullare le misure disposte dal GIP

  • art. 587 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla possibilità di estendere gli effetti favorevoli di una decisione ad altri coindagati; la Corte osserva che tale estensione richiede condizioni procedurali e non opera automaticamente quando i procedimenti incidentali sono autonomi e frammentati

  • art. 94 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata in relazione agli adempimenti della cancelleria e al versamento alla Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Per configurare l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 DPR 309/1990) non è necessaria una struttura sofisticata: è sufficiente un vincolo stabile tra almeno tre persone, risorse/materiali adeguate anche se rudimentali e un apporto individuale apprezzabile e non episodico all'attività illecita
  • Il giudice può desumere la stabilità dell'accordo associativo da elementi concreti come ripetizione e continuità delle cessioni, modalità omogenee degli episodi, contatti sistematici, filmati, sequestri e organizzazione logistica (luoghi di stoccaggio/occultamento, canali di approvvigionamento)
  • La presunzione di necessità della custodia cautelare per i delitti associativi è relativa: l'indagato può produrre elementi specifici per confutarla, ma il giudice deve motivare analiticamente se ritiene che tali elementi siano insufficienti; una valutazione globale e coerente delle prove può legittimare il mantenimento della misura detentiva
  • La mera parcellizzazione o la valutazione separata delle posizioni dei coindagati può giustificare decisioni diverse tra loro quando i procedimenti incidentali sono autonomi; non è automatico che la decisione favorevole per un coindagato si estenda agli altri
  • Prove materiali dirette (video, sequestri, arresti in flagranza) combinate con intercettazioni e attività di osservazione aumentano significativamente la credibilità dell'impianto indiziario e la fondatezza della misura cautelare
  • La difesa, per ottenere la revoca o il cambiamento della misura cautelare, deve proporre argomentazioni e prove concrete che mettano in dubbio la stabilità del vincolo associativo o la sussistenza delle esigenze cautelari; censure generiche o basate solo su principi giurisprudenziali senza riferimento al caso concreto rischiano di essere inammissibili

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