Cassazione Penale, Sentenza n. 29646/2022 del 25/07/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per violazione dell'art. 51-ter, comma 2, Ord. pen.: il ricorrente deduce che la revoca della misura alternativa della semilibertà sia intervenuta oltre il termine di trenta giorni successivo all'adozione del provvedimento di sospensione provvisoria disposto dal magistrato di sorveglianza, e perciò dovrebbe essere annullata o ritenuta illegittima.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha ritenuto il motivo manifestamente infondato. Ha richiamato consolidata giurisprudenza secondo cui l'inosservanza del termine di trenta giorni previsto dall'art. 51-ter, comma 2, determina soltanto la perdita di efficacia del provvedimento di sospensione provvisoria della misura alternativa, ma non comporta nullità o vizio di legittimità dell'ordinanza di revoca emessa anche tardivamente. Conseguentemente la revoca della semilibertà è stata ritenuta legittima e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p. per l'irritualità dell'impugnazione.
Norme richiamate
art. 51-ter Ordinamento penitenziario
comma 2: termine di trenta giorni per l'adozione della decisione sulla revoca della misura alternativa
La Corte interpreta che la mancata osservanza del termine di trenta giorni comporta solo la perdita di efficacia del provvedimento di sospensione provvisoria adottato dal magistrato di sorveglianza, ma non invalida o inficia la successiva ordinanza di revoca della misura alternativa
art. 616 cod. proc. pen.
Norma richiamata per disporre la condanna alle spese processuali conseguente alla declaratoria di inammissibilità del ricorso
Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 2000
Richiamata come fondamento per l'imposizione di una somma a favore della Cassa delle ammende in caso di impugnazione irrituale o colposa
Massime di principio
- La violazione del termine di trenta giorni previsto dall'art. 51-ter, comma 2, non annulla né rende automaticamente illegittima una successiva ordinanza di revoca della misura alternativa; essa incide solo sulla efficacia del provvedimento di sospensione provvisoria.
- Se la sospensione provvisoria perde efficacia per decorso del termine, l'esecuzione della misura alternativa può riprendere, ma potrà comunque essere definitivamente interrotta da una successiva e legittima ordinanza di revoca.
- Impugnazioni fondate unicamente sul superamento del termine di trenta giorni sono difficilmente ammissibili/ricevibili in Cassazione e rischiano l'inammissibilità per manifesta infondatezza.
- In situazioni simili è preferibile contestare, oltre al tardivo decorso dei termini, vizi sostanziali o procedurali della decisione di revoca (es. carenze istruttorie, violazione del contraddittorio, difetto di motivazione) per avere maggiori possibilità di successo.
- Il ricorrente deve considerare il rischio di condanna alle spese e dell'obbligo di versare somme alla Cassa delle ammende in caso di impugnazione ritenuta irrituale o manifestamente infondata; pertanto valutare attentamente la fondatezza giuridica prima di proporre ricorso.
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